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Fantasma – Baustelle

Baustelle_FantasmaI Baustelle sono invecchiati.
È la prima cosa che ho pensato ascoltando il singolo La morte (non esiste più), con delusione. Una consolazione malinconica, un “vero amore”, un aggrapparsi all’illusione che non mi aspettavo dagli spietati e decadenti Baustelle. So che l’idea era proprio quella di presentarsi come vecchi e vinti dalla vita, ma farlo rinnegando tutto ciò che si è detto prima non mi sembra una grande idea. E quel poseuristico nominare Parigi e Los Angeles all’inizio, che sa molto di vecchio che ha viaggiato , ha esperienza e ora può permettersi di pontificare su tutto… senza contare l’arrangiamento da canzone da I migliori anni e la voce di Bianconi introdotta malissimo sulla musica, un pugno in un timpano.

Però, però.
Ascolto tutto l’album. I Baustelle sono invecchiati, è vero, e questo mette addosso un po’ di tristezza. Ma, a parte il singolo deludente, non sono invecchiati poi male.
Più che un album, Fantasma è un film, vagamente splatter, onirico, sulla morte, il senso che dà alla vita, i rancori, l’incertezza, i nostri personali fantasmi. Lo è apertamente: è impossibile non accorgersi che va ascoltato dall’inizio alla fine e che la musica, soprattutto gli intermezzi, è più che altro una colonna sonora. La suspense sale a livelli estremi. Il film verrà comodamente proiettato sotto le palpebre chiuse.
Quanto ai contenuti, bé, ammetto che il giudizio dato su La morte  stato troppo frettoloso.
Eccoli lì, con Monumentale. Pontificano ancora un “molla il computer e abbraccia chi ti ama”, una lezioncina da quattro soldi che irrita un po’, ma invitano ad abbandonare l’attaccamento ai nostri fantasmi, a uscire provvisoriamente dalla vita e ad andare nei cimiteri. Niente anime, per loro. Quel cimitero non significa niente. È questo il punto. Quel niente si avvicina spaventosamente all’infinito. Da D’Annunzio a Montale (non che guizzi di ermetismo non fossero presenti anche nei vecchi album, ma non erano così determinanti): proprio un bel modo di invecchiare.
Rachele, La natura. Premesso che la voce di Rachele farebbe sembrare divina qualsiasi cosa, la canzone è molto interessante musicalmente e  quel “Non lo trovi emozionante ciò che sai che sfiorirà?” mi è rimasto bene impresso da subito.
Ah, e Diorama: “Andrò al parco a farmi passeggiare un po’”; “Al museo di storia naturale […] guai a non lasciarsi ipnotizzare”.
Insomma, spunti interessanti ce ne sono. Devo ammettere tuttavia che nonostante ciò l’album non mi ha trovato entusiasta, e non solo perché è meno decadente (oh, che volete, io mi ci ero affezionata): è forzato, si sente. Bianconi non aveva nell’anima  materiale sufficiente per scrivere tanto sul tema “fantasma”: così il lavoro non è male, ma prosaico, se confrontato all’istintualità adagiata sulla letteratura, è vero, ma sottile e leggera degli album precedenti.
Da un certo punto di vista, adesso l’ideale sarebbe che i Baustelle smettessero di fare musica. Ovvio che sto esagerando, non fatemi del male. Se vogliamo cogliere l’aspetto puramente dannunziano dei Baustelle, bé, sono arrivati alla fine: hanno percorso tutto l’edonismo, l’estetismo, il panismo e così via per approdare a una riflessione sull’ultimo significato che la morte dà alla vita, come nell’ultima fase della produzione dannunziana,  già sepolti come nel Vittoriale – questo mi rende particolarmente curiosa di sapere cosa si inventeranno in futuro. Ma forse sto esagerando, tutto sommato è solo un album a tema, il loro primo.

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