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La vie en rose, Olivier Dahan

le-vie-en-roseCome per ogni festa in famiglia è tempo di cazzeggio a tutto spiano, e mi è sembrato giusto dare l’ultima botta nella sera di Santo Stefano con una visione familiare e/o all-together, scegliendo naturalmente il film più leggero e fanfarone che potesse venirmi in mente: La vie en rose.
Considerato che è un film sulla vita di Edith Piaf, no, non fatemi mettere i giubbotti anti-proiettili per chi magari cercava un film leggero e fanfarone e mi ha creduto sul serio.
La visione è turbolenta sotto tutti i punti di vista: salti temporali a go-go (che, sinceramente, ho trovato superflui, pronti a confondere e spaesare chi magari di Edith Piaf sa solo il nome e due canzonette in croce), ci addentriamo in una vita movimentata, dura, in preda alle correnti della vita in strada, ai modi diretti e grezzi di una Edith impersonata magistralmente da Marion Cotillard (si levi il coro di fan in calore). Come m’è venuto da dire insieme agli altri sul mio bel divanetto di casa, mi vien da dire anche adesso: madonna che vita tràggggica. Tragica in toto no, dai; ché la Piaf ha avuto pure lei i suoi momenti felici, ma di certo non è stata una passeggiata e se dovessimo raffigurare gli alti e bassi ne uscirebbe una cosa simile alle montagne russe.

La Vie En Rose movie image Edith Piaf (Marion Cotillard) and Sylvie TestudPenso che il film si accattivi il voto positivo grazie alla Cotillard, principalmente, vera e propria star di questo film: ogni scena, inquadratura, sembra rimandare a lei e solo a lei; a volte Dahan con la sua macchina da presa si ferma e la contempla a lungo, quasi mai si allontana in un piano distanziato, il viso di Marion è sempre ben in vista, insieme alle capacità che questa volta meritano l’accentramento che le è stato dato. Marion non sembra la solita Marion, anzi, a volte è sgraziata, è gobba! (mi riferiscono dal divanetto che secondo loro hanno esagerato questo dettaglio), spalanca gli occhi quasi a mo’ di mostriciattolo spaventato, impreca ad ogni due per tre, nei momenti di disperazione sa riprodurre proprio quei gesti che hanno fatto di Edith Piaf una meravigliosa mezza schizzata, e tu dici: elogio alla capacità di trasformazione della suddetta individua, per piacere.

La-Vie-En-Rose-1Il punto, secondo me, è che se non ci fosse stata proprio lei o almeno una bravura simile alla sua, il film sarebbe crollato ad un voto negativo per me,  per gli altri non so, oso affermare tronfiamente un voto un po’ gneh, niente di che.
Prima che io debba riprendere il giubbotto antiproiettili appena posato sprecando fatiche inutili (c’è crisi, bisogna fare economia), lasciatemi spiegare il perché di questa mia affermazione: …io covo rancore per la messa in piega cronologica,  io devo capire perché bisognava fare gli alternativi, i fighi, i non convenzionali così, a vuoto: la sensazione è di un film che si attorciglia su se stesso, prende un po’ da lì e un po’ da qui, prosegue su un binario dritto rilassandoti e poi schizza di nuovo agli antipodi della vita della Piaf disorientandoti e portandoti ad una leggera esasperazione, sa di avere le giuste due ore per spiegarsi e riassume, giustamente: a seconda di mia madre che conosce abbastanza bene la figura di Edith Piaf; alla fine è stata fatta una fedele panoramica della sua vita; la mia sensazione da dummie che si affida all’istinto è che abbiano detto tutto ma in gran fretta, e questo correre avanti e indietro quasi come un cane che cerca di mordersi la coda mi ha dato fastidio. Ogni passaggio della vita di Edith è una parentesi accennata dopo un’altra parentesi accennata dopo un’altra parentesi appena nominata: non si ha la sensazione di aver vissuto il passaggio, ma solo di sfogliare un album di fotografie non troppo corposo della vita della cantante. Per un solo secondo hai l’impressione di esserti finalmente gettata su quel momento, poi a vederselo sbrigato così, pensi: mi sembra di aver solo fatto una doccia di cinque minuti. No, non è didascalico, ma in un certo senso è quasi freddo nelle sue corse.
Alcune cose vengono gettate lì senza chiarificarsi debitamente: ad esempio sappiamo che la Piaf muore nel ’63, mi pare, per una malattia, me lo sottolinei di continuo facendomela vedere sempre sul suo seggiolino deperita come non mai, ma perché non mi dici mai che cosa le è successo di preciso? Introduci certi personaggi che sembrano quasi usciti dal nulla, me li sbatti in faccia come se fosse chiaro che erano sempre stati lì ed ero io quella che non li aveva visti prima (magari poi è vero, ahah), ma la sensazione di distacco fra film e spettatore io l’ho sentita.

6a00d83451c83e69e200e54f25a9e58834-800wiPerò la giusta menzione al bel taglio musicale, i brani della Piaf mi hanno accompagnata soavemente, armoniosamente, candidamente, (basta). E il finale con Non, je ne regrette rien è qualcosa di commovente, forse perché io già ero predisposta verso questa canzone, che ho persino come sveglia al mattino! (per chi sta pensando ad Inception..sì, è voluto)
Alla fine si ha la sensazione di avere un’idea riassuntiva del personaggio della Piaf, spinge più che altro ad approfondimenti e non a una piena aderenza alla fonte principale del film: e vabbè, vediamola sul positivo, la curiosità te la mette, anche perché non si può dire che la Piaf come carattere sia stata trattata male.

Anastasia

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Un commento su “La vie en rose, Olivier Dahan

  1. Fanfarone eh xD ?
    E comunque Love Marion Cottilard so much ❤

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