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Il sosia, Fëdor Dostoevskij

Nella mia sciocca spavalderia l’ho letto in una giornata di treno. Così. Neanche fosse stato un romanzetto semplice semplice. Ci ho messo un po’ a riordinare le idee, e la prefazione di Olga Belkina (I Classici Universale Economica Feltrinelli) mi ha salvato a vita.
Non è stato traumatico come mi aspettavo, visti gli standard di Dostoevskij (masochismo deluso), ma nemmeno una lettura tranquilla: certo è disarmante.
L’eroe del nostro “poema pietroburghese” Goljadkin è una persona vile, che ha paura di avere torto, che si perde in speculazioni sulle conseguenze di ogni sua azione e sul significato delle azioni altrui finendo per non essere in grado di agire. Tutto sommato è una brava persona (ma forse sarebbe meglio limitarsi al negativo: “non è una cattiva persona”). Solo, inetta e sospettosa, e talvolta sleale per conseguenza dei suoi ragionamenti contorti. Vorrebbe essere “come gli altri”, emergere, e alo stesso tempo tende a nascondersi, a fingere di non essere lui, a nullificarsi.
Un bel giorno si trova di fronte il suo sosia. La sua prima reazione è di averne paura. Perché il sosia è Goljadkin stesso. Alternativamente, Goljadkin-junior è:
– ciò che Goljadkin vorrebbe essere
– ciò che effettivamente è e si rifiuta di ammettere
– la parte più oscura di sé che ha paura possa emergere da un momento all’altro.
Insomma, Goliadkin si trova a fronteggiare il suo stesso io, impresa già di per sé non facile, ma praticamente impossibile quando il proprio io è pubblico. Così, Goliadkin-junior calunnia Goliadkin-senior, ma è forse vero che si tratti di calunnie? Goliadkin ha un lato ignobile, lo scopriamo spesso nel corso del romanzo (non ama che se stesso, in particolare), e il fatto che la sua viltà gli impedisca di usarlo non  cambia granché le cose.
Goliadkin-junior è proiezione di Goliadkin-senior, ma se questa proiezione sia concreta o frutto di una follia del protagonista è incomprensibile per tutto il corso del romanzo. Dostoevskij non si preoccupa di essere contraddittorio da questo punto di vista. Il realismo, in senso stretto, non gli interessa. Tutto è reale, se guardato dagli occhi di Goljadkin-senior. Il resto non ha importanza.
Di queste circa duecento pagine si potrebbe trattare molto più a lungo di quanto sto facendo adesso. Credo sia il romanzo di Dostoevskij più complesso che mi sia mai trovato davanti. Più dell’Idiota, persino.
Io proprio non capisco. Più leggo Dostoevskij più mi sorprendo a trovarmi di fronte una gamma vastissima di personaggi dalla psicologia complessa, diversissimi l’uno dall’altro, come se l’autore possa essere stato tutti loro per scriverne con la perfezione di cui potrebbe parlare di se stesso.

Maria

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2 commenti su “Il sosia, Fëdor Dostoevskij

  1. 1. complimenti perché leggi Dostoevskij; 2. non è masochismo leggerlo; 3. non so quali altri hai letto, ma ti assicuro che “Il sosia”, grande libro, non è il suo capolavoro, almeno a mio avviso. Credo tu sia fortunata a poterli ancora scoprire. 🙂

  2. Bé, un pochetto di autolesionismo a ostinarsi a trovare il mostro dentro di sé c’è xD
    Hm, ho letto, aspetta. Le notti bianche – la mite – il sogno di un uomo ridicolo, Povera gente, Il giocatore, L’idiota, Delitto e castigo. Mi resta ancora un po’. Il prossimo sarà I fratelli Karamazov. E sì, mi sento tanto fortunata.
    M.

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