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L’altra donna del re, Justin Chadwick

NO.
Io capisco che comprimere un libro di seicentocinquantacinque pagine in due ore sia un’impresa non indifferente, MA UN LAVORO MIGLIORE SI POTEVA ANCHE FARE. Odiosa evidenza è il fatto che si preferisca dare più valore all’estetica che al contenuto: costumi e ambientazioni come fotografia bellissimi, ma tutto il resto fa acqua. Al di là dello ritaglia e cuci degli eventi che è comune a qualsiasi trasposizione cinematografica, questo comporta una superficialità non solo degli eventi, ma anche dei personaggi che agiscono in essi. Mary Boleyn è riconfinata al dimenticatoio, preferendo concentrarsi completamente sulla storia della sorella Anne, che per carità, ha un senso, ma mi ammazzate la storia così. Caput, va bene. William Stafford, che qui ha le sembianze di un ciccio-bello dal beccuccio sporgente (ma quando mai!), avrà sì e no due battute, violentando brutalmente tutta l’interezza del suo personaggio e di ciò che lo lega alla storia. Caput, va bene. George che appare significativamente solo una volta, per il resto è un’ombra di poca importanza, non si ha un’idea chiara del suo personaggio, quando nel libro è una figura importantissima sia per Mary che per Anne, con tutte le conseguenze. La sua importanza non  dovrebbe venir fuori così, da una misera dichiarazione di Anne per salvarsi la pelle.  N’altro caput, e me la sto prendendo parecchio. La stessa Anne, seppur la Portman ce la metta tutta a rendere il suo personaggio, è vittima di una sceneggiatura superficiale, che quindi non si limita ad far fare caput un po’ a tutti, ma dimezza anche tutta la potenzialità dello stesso personaggio per cui ha sacrificato tutti gli altri. Enrico VIII ancora ancora, ma Eric Bana proprio no: ma cosa fate, mi mettete un palestrato direttamente dalle spiagge californiane con la perenne espressione da buon samaritano in pena? Ma dove avete gli occhi? il senso del giudizio? Enrico VIII era UN CICCIONE! Scarlett Johansson, che per quanto mi piaccia, si trascina dietro un personaggio fantasma e un’interpretazione altrettanto irrilevante. Una menzione al sex appeal di Jim Sturgess che in calzamaglia mi sbaraglia gli ormoni e mi concede qualche secondo di piacere in questa brutale opera di deforestazione, ma forse questo potevo tenermelo per me. Accenno al malsfruttato cast per non infervorarmi nella resa abbastanza spartana della storia, almeno in confronto al film, per quanto regga decentemente da sola. Eppure perché lo spettatore ignaro del libro della Gregory  dovrebbe perdersi tutto ‘sto popò di roba.


Dovevo aspettarmelo, forse, però visto il cast niente male volevo  un film in realtà valorizzante, e non ‘na roba hollwyoodiana mediocre ed evitabile. Non che il film sia una merda da vedere così, dire che sono due ore buttate forse è troppo, ma io che ho letto il libro forse sono partita con delle richieste diverse e un metro di paragone che mi ha rovinato il film. Libro e film non devono per forza viaggiare a braccetto, ma un po’ di risentimento per quello che si poteva fare e si è trascurato per altre cose a loro volta rese molto alla maccheronica. Bonjour tristesse. 

Anastasia

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