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Medea, Euripide – Medea, voci, Christa Wolf

Conosciamo tutti la storia dell’infanticida Medea: figlia del re della Colchide, tradì il padre e uccise il fratello per aiutare il corinzio Giasone, che amava, a conquistare il vello d’oro, che gli avrebbe permesso di salire al trono. Giasone portò con sé Medea a Corinto, dove però la abbandonò per il potere, ovvero per prendere in sposa la figlia del re Creonte, il quale, temendo Medea, le intimò l’esilio. Medea, non tollerando che Giasone fosse felice a suo discapito, desiderosa di vendicarsi, innanzitutto fece promettere al re di Atene Egeo di ospitarla e proteggerla; poi inviò, tramite i figli, una veste avvelenata  alla figlia del re, che morì, come morì anche il padre accorso per aiutarla; infine uccise i propri due figli, pur addolorata, per toglierli al padre. Quindi volò via verso Atene.

John William Waterhouse, Giasone e Medea

Questa è la storia che, con grande maestria, ci propone Euripide. Si trattò, già ai suoi tempi, di una tragedia anomala: era insolitamente incentrata sullo scavo psicologico di un personaggio, Medea, più che sull’azione, che ha tutto sommato un ruolo secondario. Il dramma si consuma interamente fuori dalla scena, le figure portanti della storia (la figlia di Creonte, i bambini) non lo sono altrettanto sul palco (la principessa non compare mai, i bambini non pronunciano mai parola se non durante il sacrificio finale, fuori campo). Quello che realmente interessa ad Euripide, quindi, è la figura di Medea, bella colchide, maga, selvaggia, irrequieta e indomabile, che non può che affascinare gli spettatori. Rappresenta la parte istintuale dell’uomo e si contrappone a Giasone, che si comporta secondo ragioni di convenienza.
È interessante notare che, se è vero che all’ambizioso corinzio è dedicato meno spazio, non per questo l’indagine psicologica è meno approfondita e che lo spettatore tenderà razionalmente a dare ragione a lui invece che all’eroina proposta, già prima dell’infanticidio, sebbene Medea lo accusi di pretendere di mettere a tacere ogni cosa con la sua raffinata arte retorica. Questo complesso rapportarsi è espresso con complessi scambi di battute arguti, che costituiscono la metà del fascino dell’opera. Esso è a mio parere insolubile a favore di Medea o di Giasone; ad ogni modo, è stato la causa per cui di volta in volta i critici hanno sostenuto che Euripide intendesse magnificare la Grecia contrapponendola alla barbarie straniera o che, al contrario, muovesse una critica alla società greca, guidata dalla pura ragione e indifferente al sentimento.
Sarebbe riduttivo relegare Medea al ruolo della selvaggia: pur prevalendo in lei l’istinto, ella non è immune a travagli interiori in cui l’amore peri figli osteggia il desiderio di vendetta. Interessante è l’interpretazione (sfortunatamente mi è stata accennata dalla mia prof di filosofia e non so chi l’abbia sviluppata) secondo cui Medea non poteva fare a meno di uccidere i propri figli perché legame con un passato con cui le era necessario recidere i contatti per continuare a vivere,  impressione che la mutezza dei figli sulla scena, che quindi si riducono ad oggetto, a semplice parte di lei, conferma. D’altra parte, si tratta di un’ipotesi formulata più attorno al personaggio assoluto di Medea che riguardo alla rappresentazione che ne fa Euripide.
Non solo Medea e Giasone sono tratteggiati con grande cura nelle loro caratteristiche psicologiche: già il monologo iniziale della nutrice o quello con cui un soldato racconta la morte della principessa risentono, certo più lievemente, dell’interesse introspettivo di Euripide.
Medea non è una storia originale: come del resto è tipico delle tragedie antiche, questa si rifà a fonti tradizionali, che non necessariamente riportano la storia nella stessa prospettiva di Euripide. A queste fonti si collega Christa Wolf, che, dopo accurate indagini filologiche, ha scoperto le prove di una manipolazione della storia di Medea, che diviene vittima delle manovre politiche dei corinzi, che non esitano a usarne la diversità come capro espiatorio dei mali del paese.
Mi astengo dal riassumere la trama di Medea, voci, poiché è meno nota di quella della tragedia di Euripide e vi farei probabilmente un’anticipazione sgradita.
Piuttosto, vi potrebe essere utile che vi accenni che Christa Wolf  (Landsberg an der Warthe, 18 marzo 1929 – Berlino, 1º dicembre 2011), ingiustamente poco conosciuta, è stata una scrittrice tedesca e che ha fortemente risentito delle limitazioni del regime nazista in gioventù.
E’ un romanzo straordinariamente affascinante. Il personaggio di Medea è più articolato di quanto sia possibile rendere nel tempo della tragedia, e la sua innocenza non le sottrae fascino, che le deriva dalla sapienza e dall’armonia con i ritmi della natura. Lo stile è emozionale, lunghi monologhi interiori, uno per capitolo, per bocca di uno dei personaggi, che sono straordinariamente caratterizzati (tranne Giasone, in verità, almeno in confronto al precedente euripideo: una scelta parecchio arbitraria, volta a glorificare Medea, che non ho particolarmente gradito). L’introspezione è ben svolta, anche se non profonda come sarebbe lecito aspettarsi da un romanzo moderno (non lo reputo un difetto). Ogni singola parola è perfetta e godibile, ogni frase è avvolgente, in un tripudio di bellezza tale da diventare commovente. Non credo di aver mai letto niente del genere dal punto di vista stilistico, davvero. E’ come se qualcosa che cercavo da tanto nei titoli più svariati mi fosse venuto incontro spontaneamente. Mi ha davvero estasiata.
Non commenterò  il significato politico dell’opera, a cui, nel caso acquistiate il libro, troverete comunque accenni nella postfazione, vista la mia totale incompetenza nel settore storico-politico. E’ già un prodigio che sappia ricordarmi che tale significato ci sia!

Maria 

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3 commenti su “Medea, Euripide – Medea, voci, Christa Wolf

  1. La sto leggendo e confermo ciò che hai scritto. Ha uno stile meraviglioso. E’ poesia, è emozione, è commozione.

  2. L’ho letto diversi anni fa e mi era piaciuto tantissimo.
    In generale mi piace molto C Wolf, anche nelle altre sue opere 🙂

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