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Young Adult, Jason Reitman

Jason Reitman di film ne ha fatti quattro: e tutti figli sono degni del loro parto. Personalmente mi è piaciuto pure il tanto criticato Up in the air, anche se il mio preferito rimane  il primo: Thank you for smoking. Poi vabbè: tutti lo conoscono principalmente per Juno, forse il più originale. Su questo ero partita titubante: sarà stato l’apprezzamento minore diffuso rispetto agli altri suoi film,  le possibili aspettative deluse, ma alla fine io dico che pure questo non ha nulla da invidiare agli altri tre fratellini. Anzi, io so perché l’ipotetico spettatore si è ritrovato un po’ meh: perché questo film non fa ridere, o meglio, sogghigni ma dentro di te pensi “com’è successo questo colpo così amaro”.  Una sensazione più marcata del già tristarello Up in the air. La storyline parte con un presupposto che non ha nulla di wo: Charlize Theron (che ha un nome, ma io regolarmente me li scordo e li chiamo con il nome degli attori) torna nel paese natale con l’obiettivo di riconquistarsi l’ex-fidanzato del liceo, ..Patrick Wilson, anche se questo è..già sposato con figli. Per certi versi ricorda l’intrattenente Il matrimonio del mio migliore amico, ma direi che la cara Julia Roberts non era conciata così male. Questo è un film che commisera la sua stessa protagonista, che la prende in giro ma allo stesso tempo sta al suo gioco. La nostra Charlize – principale onore di questo film, bravissimissima – ha reso perfettamente il ruolo di una ex-leggenda che si ostina ad ancorarsi al passato delle glorie liceali, che sa scrivere bene romanzi per adolescenti perché è rimasta così, nonostante ormai sia per gli -anta, chiaramente alcolizzata, una donna avvenente la cui unica vera compagnia è il cagnolino portatile!,  che in realtà è pure abbastanza trascurato (come il resto delle sue cose, casa disordinata, lattine di secoli prima ancora sul tavolo, vestiti per terra e lenzuola sfatte e mai rifatte, etc). Mi ci sono voluti pochi secondi di esplorazione della sua dimora e del suo viso per capire subito la situazione: questa qui è depressa. E come si fa a non esserlo quando si deve affrontare una realtà che non è tagliata per te, che vivi ancora fra i “primi baci” e la superficialità incurante dell’adolescente (mi sto autoinsultando, ma grazie);  quando codifichi la realtà con i parametri di un’età ormai passata e ti ritrovi irrimediabilmente indietro e abbastanza spaesata, e nessuno ti fa capire che la devi smettere e adeguarti (è viziatella la ragazza).

Quello che rimane del film è una sensazione di sfacelo – sarà l’ambiente disordinato che rispecchia il profondo disordine interiore – e di una blanda risata, che chiaramente è una derisione involontaria. Tutto il film si fonda su una derisione. E deridiamo la povera reginetta della scuola al tramonto catastrofico del suo Impero, ma in  fondo sappiamo che in realtà non c’è proprio nulla da ridere, ché di gente che si ostina a non crescere in questo problematico 2012 ce n’è tantissima. 

Anastasia

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