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Notre-Dame de Paris, Victor Hugo

Qual è il titolo? Notre-Dame de Paris

Chi è l’autore? Victor Hugo

Quando è stato pubblicato? Nel 1831

TRAMA: A Parigi, precisamente a Notre-Dame de Paris, ha luogo un’intreccio di storie d’amore e odio…

Quando mi dicono “Ah, sì. Il gobbo di Notre Dame!” mi arrabbio. No, no e ancora no. Questo è Notre-Dame de Paris, non Il gobbo di Notre-Dame! Okay, Quasimodo è un personaggio importantissimo.. ma l’opera non gira solo attorno a lui. E per questo io ringrazio quel signore con quella bianca barba che si chiama Victor Hugo. Quest’opera è la seconda opera da me considerata perfetta (l’altra è Anna Karénina). Perfetta sì, ma perché? Perché come ho anticipato poco prima, non essendo Quasimodo l’unico personaggio importante, in questo romanzo è presente un geniale entrelacement di storie. L’intreccio è davvero perfetto perché Hugo, da buon ragno esperto, tesse una tela dove ogni personaggio è collegato all’altro, dove le storie si uniscono e si susseguono, dove c’è uno sfondo geografico-storico-politico-religioso, incorniciato da arte e musica. Questa tela non solo è complicatamete geniale ma è anche indistruttibile. Ci sono una miriade di personaggi, nessuno dei quali passa mai in secondo piano, tutti collegati fra loro: il famosissimo gobbo, la bella zingarella Esmeralda, Phoebus, Frollo, gli zingari e tutti gli altri. Le loro storie non sono raccontate singolarmente, ma l’una di intreccia con l’altra formando una catenia inscindibile. I personaggi non sono l’unico indistruttibile filo di ragnatela, ma c’è anche la storia: l’opera infatti è anche un romanzo storico. Storico perché tutte le vicende narrate, sono intrise della storia e della politica del tempo: il pensiero filosofico, la politica, la giustizia, la corruzione, la malattia e sua maestà rendono il romanzo ancora più avvincente. Non dimentichiamoci di Pairigi. Parigi.. avrete letto spesso questo nome nelle mie recensioni. Parigi ha un fascino inimmaginabile, e non solo adesso: anche nel ‘500. Hugo ne risalta l’aspetto attraverso descrizioni dettagliatissime, dedicandole anche interi capitoli (Parigi a volo di uccelo, ad esempio) dove ci descrive ogni stradina, ogni viuzza, i ponti, i fiumi, e tutto. Non risalta solo gli aspetti più belli di Parigi, ma ne descrive anche le zone in degrado. Hugo, inoltre, inserisce nel romanzo una luogo molto importante: La corte dei miracoli. La corte dei miracoli è quella zona di Parigi dove si posiziona la tribù di gitani comprendente la giovane e misteriosa Esmeralda. E’ un luogo sporco, malfamato, pieno di prostitute, ladri e storpi e malati. Questo rende ancora più misterioso il romanzo, perché se Hugo avesse descritto solo le rose di Parigi ci sarebbe stato da annoiarsi.. e invece no! Victor accosta alla luce del sole e ai profumi di Parigi le ombre e le oscurità, maleodoranti e sporche della città. Ma ci stiamo dimenticando di qualcosa di molto importante… la cattedrale di Notre-Dame de Paris. Una cattedrale maestosa e misteriosa costellata da rosoni, sculture, misteri e vicoli ciechi. Potrebbe sembrare una normalissima cattedrale ma non lo è né nella realtà, né nell’opera di Victor Hugo. E’ una cattedrale in stile gotico, grande e imponente. Sotto abbiamo i tre portali (Giudizio universale, Vergine e Sant’Anna) posizionati su un pavet esteso. Sopra abbiamo i frontoni con le varie sculuture, i rosoni, la galleria delle chimere e le due imponenti torri. Vorrei precisare qualcosa sulle chimere: queste statue, sembra ti guardino, ti fissino negli occhi.. sembra vogliano farti scontare una pena.. sono statue penetranti, che diventano reali. Sono un’elemento importante nel romanzo. Poi abbiamo le campane, oh, le campane. Quei forti rintocchi, mentre leggi li senti.. ti rimbombano nelle orecchie.. fanno Ding! Dong!, senti quasi l’odore di Quasimodo che le fa suonare. Tutto ciò è assolutamente meraviglioso.. come i corridoi segreti all’interno della chiesa, la stanza di Frollo.. dove si dice compia magie e alchimie varie! Tutto ciò dà una nota di mistero al romanzo, una nota di gothic.. d giuochi di ombre e luce, una partita a schacchi con la verità. Non dimentichiamoci che tutta la cattedrale di Notre-Dame è piazzata su un esteso e meraviglioso sagrato, dove Esmeralda danzava e danzava, agitava il tamburello e la sua capretta Djali le correve attorno, danzava pure lei, compiva prestigiosi giochi di magia. E fu così che l’arcidiacono Claude Frollo si invaghì di lei… e così ci forma un intreccio, che non può essere districato a causa dell’amore che la zingarella prova per Phoebus.. ma Phoebus è un donnaiolo… altir intrecci… Quasimodo si innamora di Esmeralda, ma è deforme.. tutto è perfettamente congegnato con amore e astuzia. E non dimentichiamoci del popolo. Il popolo. Il popolo che sa essere buono, ma sa essere cattivo. E tutto questo Victor Hugo lo descrive e lo fa vivere con una maestria tale da farti sentire proprio lì in mezzo, seduto sul cornicione di un tetto a osservare ogni scena. E la reclusa della Tour Rouland.. chi è questa donna che si è rinchiusa dentro una cinta di mura? Perché odia tanto i zingari? Altro intreccio. Tutto in questo romanzo, dalla prima all’ultima parola, è un intreccio geniale e studiato.

Un tema importante presente nel romanzo è l’amore. Hugo si destreggia bene, forse cadendo un po’ in troppi vaneggiamenti, che sono tuttavia necessari. Necessari perché l’amore è presente in tutti i personaggi: abbiamo l’amore di Quasimodo, tenero ma possessivo e geloso. L’amore di Frollo, sessualmente perverso e represso. L’amore di Esmeralda, dolce e ingenuo.. da bambina. L’amore di Phoebus, un amore non per qualcuno.. ma per lo spasso. Tutti questi amori sono differenti e simili. Tutti si intrecciano fino ad arrivare all’odio. Una cosa molto affascinante a avvicente, che ti tiene col fiato sospeso.

La giustizia. La giustizia non esisteva e mai esisterà. Infatti, essendo Hugo un genio, ha introdotto il tema della stregoneria. Affronta questo tema con estrema tenerezza, e riusciamo a leggere nelle parole la compassione e la tristezza dell’autore nei confronti dell’argomento. Molto frequente era infatti la caccia alle streghe in quel tempo. E qui ricolleghiamo tutto alla religione, altro tema importante. Dio, la religione, il cattolicesimo.. tutte cose che sembrano simili ma che poi si contrappongono. La religione alla giustizia, Dio alla religione, la religione a Dio e Dio alla giustizia. Ma cosa è giusto? Questo è un quesito che Hugo ci pone senza scriverlo. Cosa è giusto in questa vita? Dobbiamo vivere secondo il nostro amore, rischiare di morire per ciò che amiamo? Ma in quali condizioni? E perché?

Ovviamente in questo intreccio fatto di amore, odio, vita e morte c’è bisogno anche di qualche sorriso. A questo ci pensa Jehan, il fratellino di Claude Frollo. Benché egli morirà di una tragica fine quasi caina, durante tutto il romanzo ci fa sorridere. Ci fa amare la vita, e ci fa ridere.. cosa importante anche in una tragedia, e Hugo lo sapeva: per essere perfetta, un’opera, deve essere bilanciata da entrame le parti (infatti l’opera è perfetta).

Per concludere, devo dire che durante il periodo di lettura (un mese circa) ho sentito gli odori di Parigi: quelli belli, e quelli brutti emanati dell’impianto fognario (altro argomento importante in Hugo). Ho sentito l’odore del pane sfornato. Ho sentito le campane suonare, le fisarmoniche e le canzone degli zingari. Ho voluto bene a Esmeralda, fino alla sua morte. Ho voluto bene a Quasimodo, e ho provato per lui compassione e tenerezza. Ho avuto voglia di abbracciare Frollo, perché nonostante tutto faceva le cose ingenuamente e stupidamente. Ho odiato Pheobus, per il suo essere così menefreghista. Ho pianto, mi sono arrabbiato perché niente è mai come dovrebbe essere, mi si sono drizzati i peli delle braccia e la mia pelle si è fatta come quella d’oca. Sono esterrefatto dalla perfezione della mente umana, che può arrivare a partorire queste genialità assurde fatte d’amore e odio. Consiglio di leggere questo romanzo a chi vuole sapere qualcosa della storia di Parigi, che vuole innamorarsi, che vuole vivere in un’altra epoca.

Aggiungo che sono molto triste che tutte le rappresentazioni cinematografiche siano state dirette in modo stupido, banalizzando l’intera storia e il finale. Spero che qualcuno, un giorno, si degni di trasferire su pellicola questo grande capolavoro di Victor Hugo.

<<Trovarono tra tutte quelle orribili carcasse due scheletri, uno dei quali abbracciava singolarmente l’altro. Uno di quegli scheletri, che era quello di una donna, era ancora coperto di qualche lembo di una veste di una stoffa che era stata bianca, ed era visibile attorno al suo collo una collana di adrézarach con un sacchettino di seta, ornato da perline verdi, che era aperto e vuoto. Quegli oggetti erano di così poco valore che di certo il boia non li aveva voluti. L’altro, abbracciava stretto questo, era lo scheletro di un uomo. Notarono che aveva la colonna vertebrale deviata, la testa incassata tra le scapole e una gamba più corta dell’altra. D’altronde non aveva alcuna vertebra cervicale rotta ed era evidente che non fosse stato impiccato. L’uomo al quale era appartenuto era quindi giunto lì, e lì era morto. Quando fecero per staccarlo dallo scheletro che abbracciava, cadde in polvere.>>

Riccardo

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4 commenti su “Notre-Dame de Paris, Victor Hugo

  1. Canticchia fra se in maniera sadica “chiuso in queste mura imprigionato , vivo io , e per ore io sto qui a guardarli , e tuta la vita che li osservo da quasù….” Anzi adesso vado a risentirmela…

  2. Mi piace molto il tuo commento. Molto ben articolato . Mi piace per la passione con la quale, per prima cosa, hai letto, e poi, hai comunicato la tua lettura della “notre Dame” di Victor Hugo.. Ma non sono daccordo nel considerarlo un capolavoro. Per me è un’ottima idea di intreccio e di ambientazione, con una rigorosa ricerca di base, ma non c’è armonia. Per me ne è una riprova che le altra arti, quella del Teatro, quella del Cinema, e, infine quella della Musica, ne abbiano tratto spunto senza dare però risalto allo sforzo di Victor Hug, ma ne ne hanno fornito una lettura parziale. Ancora più forte, secondo me è la forza de “i Miserabili”, e la riprova è che chi ha preso spunto da quet’ultima opera ha cercato di rendere quanto più possibile i valori evidenziati da Victor Hugo, mentre in Notre Dame gli spunti si appiattiscono in un contesto che li imprigiona anzichè esaltarli. Questo è il mio punto di vista. per me capolavoro può essere considerato la Divina Commedia e, rimanendo nella letteratura francese, “la recherche” di Marcel Proust. Ma ritengo Victor Hugo alla stregua di Alexandre Dumas, solo molto più saccente e sicuramente più potente, laddove Dumas è più godibile negli intrecci e nelle connotazioni psicologiche.

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