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The Reader, Stephen Daldry (spoiler alert!)

Premettiamo che bisognerebbe finirla di vedere tutto o bianco o nero. The Reader affronta come millemila altri film il tema – forse troppo gettonato – dell’Olocausto. Non sto dicendo che bisognerebbe parlarne di meno, ma che va fatta una separazione fra i film fatti così per fare e i film con serie intenzioni sulla resa dell’argomento. Facile fare un film su ebrei  e nazisti, facile commuovere, ma proprio perché l’Olocausto è ancora adesso – fortunatamente! – un tema molto gettonato, ecco che di sicuro per un film come The Reader arrivano le indignazioni e le critiche. Perché? ah, all’inizio perché c’è Kate Winslet, ex-sorvegliante delle SS, che è nuda! Mio dio, così si banalizza il tema dell’Olocausto! No, scusate,..cosa? Siccome la nostra Hanna Schmitt fa l’amore allora bisogna offendersi? Perché, i nazisti, i tedeschi meglio a loro tempo non ce l’avevano un corpo? saranno per sempre condannati alla censura? preferite che faccia sesso vestita, così non sentite urtati? o preferita che metta i sigilli e non lo faccia proprio? Io non sono di certo filonazista (cazzo, ho pure origini ebree, e come farei!), ma qua andiamo nel ridicolo. Fortunatamente sono state mosse delle critiche più meditate sul perché questo film potrebbe essere giudicato proprio uno di quei film fatti tanto per. Ad esempio tutta la vicenda ruotante attorno al personaggio di Hanna, e quindi tutta la sua base. A me il film è piaciuto: ha le sue falle, ma è un buon film. Valido, direi. 


Il film non si apre ottimamente, ma neanche tanto male. Impossibile per i miei occhi non notare subito la fotografia stupenda del solito Roger Deakins: mi è sempre piaciuto, già amato da A Beautiful Mind, e più tardi anche con Revolutionary  Road Il Dubbio. Oltre ad avere qualcosa di puramente rilassante, usa proprio quei bei colori pieni come piace a me. Anche se quando si parla di colori pieni Stephen Goldblatt lo supera, mi fa sentire proprio un’ingorda ad assorbire le immagini.  C’è un tocco delicato nella luce – sto seriamente  giudicando una fotografia? wow, devo essere veramente convinta di avere voce in capitolo, allora -, marcato e allo stesso tempo falsamente opaco, creando proprio quella rilassatezza di cui ho parlato poche righe prima. Ma non stiamo a pettinare le giraffe, ché mica posso passare il tempo a parlare della fotografia quando ci sono anche altri scottanti temi in ballo. La prima parte, dedicata alla storia d’amore fra Hanna e ..Tizio, oddio, come si chiama? Michael, sì, Michael (coff, imbarazzante, lo so), sta lì fra il già sentito e l’interessante nonostante tutto. L’avvio ha qualcosa di goffo, ma poi prendendo piede con l’evolversi del loro rapporto si risolleva bene bene. Non è una sorpresa poi scoprire che Hanna è un’analfabeta, fin dalle prime occhiate imbarazzate al “non posso neanche leggere” si capisce che qualche impedimenti ce lo deve avere. Strano che il suo fantomatico partner adorante non l’abbia capito prima. La prima parte comunque scorre e ha a volte delle bellissime parentesi – vedi tutta la sequenza sulle letture di Michael, io poi che sono lettrice come faccio a non cascarci -, ma anche le uscite dei due, la bellissima resa della Winslet nella vasca alle domande insistenti di Michael con quella sfumatura malinconica e dura (lei è bellissima e bravissima, ma lo sanno tutti). Poi arriva la seconda parte in netto cambiamento, e sorgono le famose critiche. Mbah, ma stiamo anche calmi, eh. 

Perché? Perché questo film potrebbe simpatizzare con i nazisti, potrebbe chiedere a noi di capire in modo fin troppo pressapochista. Ma in realtà tutto questo non lo fa. Il punto di questo film non è tanto “oh, Hanna Schmitt non si rende pienamente conto di quello che ha fatto e la si perdona lo stesso”, no, e mi permetto di riprendere la stessa opinione della Winslet: questo film parla del fatto che non si sceglie chi si ama, si ama e basta, anche se mi rendo conto che l’amore di Michael è discutibile. Tutta la parte sul processo è interessante, Kate rende bene la perplessità del suo personaggio davanti alle accuse della giuria – bisogna ricordare che purtroppo tutti agirono secondo una mentalità, che rintrepreta il bene e il male per i vantaggi del Fuhrer, per loro era giusto, si doveva fare perché si doveva fare. Ma visto che il punto clou di questo film è il personaggio controverso della Winslet parliamo di lei, che forse data la scarsa istruzione, l’ignoranza e la scarsa consapevolezza del profondo significato di quello che stava facendo, fa quello che fa perché è l’ordine, non ci pensa più di tanto perché rientra nella mentalità di un’intera generazione alla stregua di Hitler e della sua pazzia. Criticabile e allo stesso tempo vittima lei stessa di una viltà e ipocrisia che la condanna al carcere, nel momento in cui la si accusa di essere la responsabile e di aver scritto il rapporto in piena consapevolezza delle proprie azioni (quando insomma, Hanna non sa neanche scrivere),  e si addossa per la vergogna di dimostrare il proprio analfabetismo le colpe delle sue altre colleghe, che preferivano puntarle addosso il dito piuttosto che puntarlo su loro stesse. Credo che il film non voglia tanto toccare l’Olocausto come tragedia in sé, ma semplicemente la realtà personale di un ragazzo che si ritrova ad amare un’ex-sorvegliante delle SS e non può smettere semplicemente di amarla, come se fosse una macchinina a comando. Tutta la parte di nudo, della storia d’amore magari non delle migliori, serve proprio per infondere nello spettatore le stesse difficoltà di Michael. Michael purtroppo non è un eroe, anzi, per certi versi rientra un po’ nella cordardia dell’uomo medio civilizzato, che non riesce a testimoniare a favore di Hanna pur sapendo che le accuse sono in parte false; che non riesce ad andarla a trovare una volta in carcere un po’ per vergogna un po’ per la rabbia e l’offesa che si porta dietro dal momento in cui lei lo abbandonò. Ma nonostante tutto fa ancora ciò di cui lei ha più bisogno: le legge ciò che lei non può leggere,  prima a voce personalmente, poi una volta in carcere, ricordandola, registra le cassette e gliele manda e, in qualche modo, ridà una sorta di “vale la pena” alla sua attuale vita da carcerata reclusa. Hanna ha bisogno di storie come chiunque ha bisogno di respirare, trascende qualsiasi altro punto come la consapevolezza delle proprie colpe e i pentimenti. Chi lo sa se Hanna si è pentita davvero, se ha capito?  Prima di tutto arriva quel bisogno di lasciarsi cullare dalla narrativa, da La signora col cagnolino di Checov, dall’Odissea di Omero, e così via. Forse attraverso le sue letture si può intuire che il peso di ciò che ha vissuto ha un suo impatto, ma chi lo sa quanto si riferisce alla storia in sé e quanto si riferisce invece alle sue vicende personali coinvolte? Michael continua nonostante tutto a farle da reader, anche se non riesce più a guardarla come prima, a parlare addirittura. Perché? Perché il sentimento rimane e tutti noi abbiamo bisogno di essere amati, e quando siamo amati sul serio, difficilmente possiamo essere scartati, ignorati e dimenticati come se nulla fosse. Ecco il nucleo allo scoperto. Ecco ciò che credo voglia dire questa storia, prendendo forse l’esempio più forte che potesse prendere, e un po’ perché sì, voleva fare lo strappalacrime e quello impegnato.

Rimane un buon film se si segue la storyline da questo punto di vista, anche se rivela una certa trascuranza tipica da inglese  borioso che non si ferma a pensare che Hanna Schmitt di certo se si mette a scrivere non scrive in inglese, risiedendo a Berlino ed essendo tedesca. Gettiamo un velo pietoso su questa sindrome generalizzatrice tipicamente hollywoodiana. Una svista troppo evidente per essere solo una svista: io direi piuttosto che è un “ma sì, chi se ne frega dai”. Chi se ne frega un ca..
Resta incredibile Kate Winslet, Roger Deakins mon amour!, lo stesso regista e io direi anche il giovane David Kross, meritevole pure lei. E per favore, a tutti i critici passati e futuri:  la vogliamo vedere la sfumatura, eh? 

Anastasia

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3 commenti su “The Reader, Stephen Daldry (spoiler alert!)

  1. Il punto è proprio questo , nella maggior parte dei film i nazisti vengono solo colpevolizzati , ma senza scorzarsi di capire perché tale fenomeno abbia preso parte , perché nessuno ci si sofferma su , perché visti gli orrori e le sofferenze causate e così facile dire “Bruti! ” “Bestie!” . Ma quanti si sono soffermati a farsi la semplice domanda “Perché ?” Azioni del genere non sono e non saranno mai giustificabili ma dobbiamo cercare di capire perché sono successe …E questo film ce ne da un ‘ idea…

    • Questo film più che approfondire la figura della “nazista”, vuole andare oltre e vedere la persona, dal punto di vista di un ragazzo che l’ha amata senza sapere, e poi nonostante tutto la ama comunque.
      Ancora prima di voler dire “non guardiamo in bianco o nero quando si tratta di temi del genere”, vuole puntare alla semplicità della questione: cioè il loro amore e la dedizione di lui come “reader” 🙂

  2. Anche il tuo punto di vista è valido 😉

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