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Misery, Stephen King

Buongiorno!

Buongiorno.

Dovrò nominarla a mia giornalista di fiducia, o addetta al commento di tutte le mie letture “kingiane”. Che termine orribile, oddio.

Non che siano mai uscite delle bellezze immani dalla sua bocca. Beh, comunque sì, per mia ..(tossisce convulsamente) sfortuna ha scelto di farmi resuscitare per la sua seconda lettura di King: Misery. Tra l’altro guarda caso lei mi ha parlato del suo primo King, Shining , proprio all’inizio dell’estate. E adesso invece è finita, ma pensa! (sorride)

Grazie, grazie veramente. Lei è una personcina tanto benevola e gentile a ricordarmi queste cose(occhiaie felicemente tornate a solcare i lineamenti del suo amabile viso). Non che mi abbia mai nascosto il suo smisurato amore nei miei confronti. Lei come ha passato le ferie?

(ancora su gli occhiali da sole) Benissimo, non ho affatto sentito la sua mancanza. Ma per favore, facciamo questa cosa così io posso tornare a prendere il sole nel mio adorabile giardino. (appoggia i piedi sul tavolino davanti) Mi vuole parlare diMisery?

(guarda i piedi appoggiati spudoratamente, lei tutta bella composta) ..

Certo. (si accascia per bene allo schienale del suo divanetto, si toglie le scarpe e appoggia i piedi pure lei) Parliamone.

(appoggia la schiena) Seee. Hm, la cosa che salta subito all’occhio sono le scarse stelline che ha appioppato a questo libro, rispetto ai voti abituali che girano su goodreads e anobii. Come vuole difendersi dagli imminenti attacchi dei suoi lettori?

Hm, mi rendo conto del rischio che sto correndo a giudicare così il fantomatico Misery. Potrei appioppare loro la giustificazione più paraculo di tutte: il mio è un giudizio soggettivo e sto dicendo solo cos’è stato per me, non ho nessuna pretesa di criticare seriamente il libro.

(guarda in silenzio con il quadernetto degli appunti fra le mani) Lei si rende conto che non può andare avanti così? che un giorno le si chiederà di giudicare più seriamente ciò che legge?

Ma la gente lo sa che io sono una pagliaccia.

(ride) La GENTE! Perché lei considera l’esiguo numero di lettori che si è formata la GENTE! Devo ammettere che sì, sa fare bene la pagliaccia.

(sorride amabilmente reprimendo istinti omicidi) Basta pettinare le giraffe. Parliamo di Misery, ché questa introduzione alla recensione si sta trasformando in una strategia verbale di offesa fra me e lei. 

Ha ragione. C’è qualche elemento in particolare che ha contribuito a questa lettura non proprio eccezionale?

Hm, direi che è stato bene o male l’intera storia che non mi ha entusiasmata. Prima di tutto, ma questo non è un vero e proprio punto debole ma solo una “condizione” del setting impostato: la staticità di tutta la storia. Tutto si gioca sul continuo scambio fra Annie Wilkes e Paul Sheldon in una stanzetta in cui è rinchiuso il nostro scrittore. E non è gestito affatto male, ma c’è qualcosa di..poco attraente comunque. Nel senso che naturalmente siamo relegati al giro di pensieri vorticoso del nostro scrittore confinato nella sua stanzetta, e devo ammettere che i suoi “colloqui” con la psicotica infermiera non mi hanno impressionato più di tanto..e dovrebbero essere i momenti che riescono a far mantenere l’attenzione costante.

Perché non l’hanno entusiasmata? per i “colloqui” o per Annie Wilkes come personaggio?

Lo posso dire senza essere condannata alla tortura? Annie Wilkes non mi ha fatto un gran effetto. Nel senso, c’era qualcosa di..strano nell’osservare i suoi “scoppi d’ira” sterminatrici, non mi inquietavano, mi lasciavano indifferente, ma era qualcosa nel suo personaggio che operava: era..il fatto che fosse raccapricciante e basta. Non è mai subentrata la paura nei suoi confronti, ma solo quel generale e neanche tanto forte senso di disgusto, misto in realtà anche ad una certa dose di incertezza e perplessità: non mi piace in generale come personaggio. 

Incertezza e perplessità nei confronti del suo personaggio? perché? 

Prima di tutto non conosco realmente il suo background, il suo perché di questa follia sterminatrice. Lo stesso King accenna alle circostanze in cui è cresciuta che sarebbero potute essere diverse, ma sinceramente io queste con tutta la documentazione fornita non le conosco. Non arrivo all’origine del suo “male”, ecco, come invece era perfettamente comprensibile nel buon vecchio Jack Torrance. (cuoricino)
Noi in pratica dobbiamo accettare che lei è così..perché è così? Okay, ma allora perché mi parli del fatto che sarebbe potuta essere diversa se. 

Quindi la vicenda di Jack Torrance l’ha coinvolta molto di più di quella di Paul Sheldon? Cosa ne pensa del fatto che entrambi siano degli scrittori? apprezza l’elemento o invece pensa sia indice di una sorta di ripetività?

Io ho adorato Shining. E forse proprio per questo sono partita con delle aspettative abbastanza alte e destinate un po’ a essere..disilluse? in realtà non mi aspettavo meraviglie, mi aspettavo una storia coinvolgente. E in realtà non posso neanche dire che non mi sia piaciuto e che mi abbia annoiata, perché l’attenzione nonostante tutto ha saputo tenermela, non mi stufavo dopo un certo numero di capitoli, ma era come..non so, uno di quegli impulsi senza niente di smanioso e reverente, mi capisce? Comunque, sì, è vero, sia Paul Sheldon e Jack Torrance sono degli scrittori, fra l’altro entrambi abbastanza frustrati dal proprio lavoro. Sarà un segno, un rimando autobiografico? Però no, non mi ha dato fastidio, anzi, è un vantaggio perché implica automaticamente che King sappia di che sta parlando quando parla del “lavoro” del suo personaggio. E infatti non ci sono falli o lacune su quel punto di vista, per me. Anche se forse per poter separare nettamente il profilo di Paul Sheldon e quello di Jack Torrance ci vuole un’attenta analisi, non è una cosa così immediata. 

Saprebbe dirci perché ha considerato migliore la lettura di Shining rispetto a quella di Misery?

Hm, ma boh: è una cosa sogget..

Basta, abbiamo capito. Lo dica e basta.

(si scompone nervosa) Prima di tutto è tutta l’atmosfera differente: in Shining è l’incredibile e surreale che spaventa, è qualcosa che va un po’ al di fuori della realtà di tutti i giorni, subentra il disturbo per il diverso e l’ignoto; mentre la minaccia inserita in Misery è crudamente reale: c’è Annie Wilkes che fin da subito dimostra l’intenzione di essere pronta a far fuori Paul Sheldon, e tutto si gioca sullo scansare il più possibile questa spiacevole eventualità. In Shining si vive con il terrore che ci siano i mostri sotto al letto, mentre in Misery non è che sono sotto al letto, sono incarnati nel continuo confronto a viso aperto. E, come dire, semplicemente la situazione diShining mi è sembrata più spaventevole! Poi in realtà non si tratta solo dell’elemento horror, che continuo a preferire in Shining, ma anche di tutto l’elemento umano: c’è qualcosa nel nucleo familiare dei Torrance che supera di netto il coinvolgimento che ho avuto nel martirio struggente di Paul Sheldon. 

Insomma, Shining l’ha preso più di petto.

Decisamente, l’ho vissuto molto di più di MiseryMisery rimane una lettura nel senso più pragmatico e oggettivo del termine, Shining è un’esperienza letteraria vissuta appieno. Capisce la differenza?

Se capisco la differenza? Lei sottovaluta la mia intelligenza, e sopravvaluta troppo la sua, tsk. Comunque riscontro in effetti nei confronti tra Shining e Misery una sorta di fifty fifty: c’è chi era del suo stesso parere, preferendo la sua lentezza e il suo elemento surreale, e c’è chi invece preferisce Misery per gli stessi motivi rivolti in negativo.

Brava, ha fatto i compiti.

Ma per favore, non mi scada in queste battutine da sceneggiato di serie B. E comunque parlando del lato non puramente horror della storia, visto che l’ha già tirato fuori dal calderone, che mi dice al proposito?

Ho apprezzato la parentesi sulla figura dello scrittore, sull’essere le loro ammiratrici numero uno in tutta la sua ironia, su quanto la consolidata fama può fare ai timidi tentativi di riproporsi per qualcosa di differente, dalle capacità strabilianti e allo stesso tempo autocorrosive della fervida immaginazione. Insomma, in generale, pur non avendomi coinvolta esageratamente, tutti questi argomenti più o meno collegati sono gestiti bene, non c’è niente da dire. Unendo il lato horror a quello “umano”, beh, ho apprezzato tutta la parte finale molto di più di tutte le altre, finalmente si è acceso qualcosa di veramente vivo nel mio pormi alla storia.

Riprendendo la sua ultima frase, quindi giudica in generale Misery una lettura piacevole, ma non partecipe in modo particolare. Ha apprezzato senza particolari slanci sia il lato umano che il lato horror, anche se la figura di Annie Wilkes su cui si gioca tre quarti di tutto il potenziale del libro non l’ha trovata vincente per quelle che sono le sue affinità. Motivo: una certa perplessità e un senso di stranezza da “eh, cosa” alle scene horror di cui lei è stata indirettamente artefice.

Brava, esatto: quando, che ne so, tagliuzzava via ciò che le pareva dalla vittima di turno non mi spaventava, anzi, mi usciva naturale una smorfia da spettatore..che non riesce a ignorare una stonatura nel componimento, una stonatura che ridicolizza tutto. Naturalmente “ridicolizzare” forse è troppo forte come verbo per descrivere come io abbia trovato tutta la parte inerente a Annie Wilkes, ma si avvicina in qualche modo.

Posso andare a prendere il sole nel giardino, adesso? Dopotutto, come ha affermato lei scadentemente, ho fatto i compiti e posso andare a giocare di diritto. 

Sporca burba ingrata, io le do vita e le offro addirittura una seconda apparizione e lei in segno di ringraziamento mi sa solo dire “posso tornare a prendere il sole, adesso”? Lei ha fatto la bambina cattiva, ha fatto la bambina cattiva..

Sono mortificata…
beh, adesso posso andare?

Va’, va’, ci vediamo al prossimo King. Perché di sicuro questo sarà un rapporto destinato a durare.

(espressione terrorizzata) quale, quello fra me e lei o ..(barlume di speranza) quello fra lei e King?

Ma tutti e due, ovviamente!

(chiude gli occhi incassando il duro colpo) Arrivederci al prossimo King, che cosa devo dire..

Vogliamoci bbbéne!

Anastasia, 15 Settembre 2012

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