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Jane Eyre, Charlotte Brontë

Dunque. Perché ho letto questo libro?
1) Perché dovevo pur leggere una delle celeberrime sorelle Brontë prima o poi.
2) Perché la letteratura femminile inglese del periodo meritava una seconda chance dopo la profonda delusione di Orgoglio e pregiudizio (ebbene sì, l’ho odiato. Cinque ragazze stupide, Elizabeth appena meno, ed è il padre stesso a definirle così, cercano un matrimonio conveniente. Nient’altro. Mi ha annoiata come non credevo fosse possibile).
3) Perché Virginia Woolf ne parla in Una stanza tutta per sé in maniera più che accattivante.
4) Perché non volevo preferire l’ultracelebrata Emily alla povera Charlotte, che all’inizio non avevano nemmeno voluto pubblicare. Certo, questo ragionamento porterebbe ad Anne, a cui nessuno pensa mai, però non volevo cominciare la mia esperienza con le Brontë con una probabile delusione.

Mi aspettavo meglio e peggio contemporaneamente: peggio, perché le Brontë vengono associate sempre e comunque alla Austen, meglio perché i brani che ne cita Virginia Woolf mi avevano preparata a una ribellione maggiore alle convenzioni sociali da parte di Jane. Per un attimo ho invece temuto di trovarmi davanti una specie di Oliver Twist, povero bambino scacciato e malvoluto. Per fortuna mi sbagliavo.
In sostanza, il libro mi è piaciuto. Tanti personaggi interessanti, una trama soddisfacentemente complessa, e una buona eroina, Jane. Non bella, senza particolari pregi, finisce ugualmente per far innamorare il suo principale Rochester. E’ una protagonista anomala.
Rochester, imbevuto di modi e abitudini disdicevoli, è esattamente l’opposto di quello che mi aspettavo – un personaggio nobile e romantico alla Darcy, per intenderci.
Il punto è che questi due mi sono stati proprio simpatici, in particolare Rochester, un burbero dal cuore non esattamente buono, a cui l’idea di legge morale è completamente estranea, che vuole ciò che vuole. Ho amato soprattutto i suoi continui riferimenti ai folletti per definire Jane. Tutto il romanzo è intriso di un vago sentore misterioso e magico, o divino. Dio è onnipresente e guida Jane. Salva il romanzo, perché Jane, per suo conto, non si sarebbe fatta troppi problemi di costume a concedersi a Rochester e la storia non sarebbe andata avanti, né sarebbe stata edificante.
Quello che mi piace di più di Jane è che è umana. Charlotte, pur mantenendo un casto riserbo sulla natura dei pensieri di Jane, è chiara.
Poi, il romanzo è quasi femminista. Jane vuole essere indipendente, in qualsiasi ambito e occasione. L’ispirazione divina, o di madre natura, la aiuta e sostiene (Dio è un personaggio fondamentale del romanzo) anche nell’avere rispetto di sé.
L’autrice è in grado di inserire Jane in situazioni di delicatezza e poesia incomparabili, senza forzare la mano.
L’introspezione è ottima e mi sono ritrovata in Jane più di una volta.
Stile “fiorito”, ma nel senso buono. E’ gradevole.
Charlotte non mi è piaciuta solo nei punti dove ha pensato che i lettori non fossero abbastanza perspicaci da capire un qualche collegamento banalissimo. Mica siamo stupidi.
Infine, un consiglio. Non comprate l’edizione Newton. E’ talmente zeppa di errori da impazzirci.

Maria

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2 commenti su “Jane Eyre, Charlotte Brontë

  1. Oh Jane io l ho sempre adorata , se non l hai ancora visto ti consiglio l’ adattamento BBC in puntate 🙂

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