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Orlando, Virginia Woolf

Innanzitutto, vi invito ad ammirare la splendida copertina della mia edizione (Dante Gabriel Rossetti, studio per The Day Dream), che è un’ottima scelta anche per analogia di contenuti. Guardate questa bellissima donna: non sarebbe forse anche un bellissimo uomo? Un piccolo sforzo di immaginazione: sono certa che ne converrete. [Ma, a parte questo, non ho ragioni per consigliarvi quest’edizione. Non c’è neppure uno straccio di introduzione, che, ammetto, mi avrebbe fatto comodo e che era lecito aspettarsi. Tornerò alla Newton&Compton.]
Orlando è, per l’appunto, la storia di un essere androgino che, nato maschio negli ultimi decenni del XVI secolo,  si ritrova a vivere, donna, fino al 1928.  Né vede niente di strano nel suo mutamento di sesso o nella sua longevità. La storia stessa scorre con tanta disinvoltura che il lettore appena si accorge del cambio di secolo e non sembra anormale neppure a lui. D’altra parte, non è sullo scenario storico che Virginia pone l’accento: quello che realmente le interessa è il flusso dei pensieri del/della suo/a Orlando, per definire i quali usa il monologo interiore indiretto (ma la voce narrante, che si presenta come biografa, è sempre presente, per stemperare la cupa personalità di Orlando e il suo stile magniloquente perfino mentre pensa). Pertanto, poiché Orlando passa di secolo in secolo per lo più con manifesta noncuranza, non c’è ragione per cui il lettore debba stupirsene.
Qui la maestria della Woolf, che:

  • ci risparmia le scontate urla di panico “Ommioddio sono una donna!”, “Ommioddio ho cambiato secolo!”, di cui un romanziere mediocre ci avrebbe subissato;
  • sfrutta questo senso di normalità nel dichiarare, sotterraneamente, che non c’è niente di strano nell’omosessualità (Virginia, pur censurando scene saffiche nei suoi lavori per non incappare nella censura, era notoriamente lesbica);
  • allo stesso modo afferma, apertamente, due principi del pensiero modernista: l‘io è composto da una quantità di individualità diverse, di cui di volta in volta prevale l’una o l’altra; il tempo dell’orologio è diverso dal tempo della mente, così che non si può dire di un uomo quanti anni abbia effettivamente vissuto (questi principi sono più volte esplicitati nel corso del romanzo). 

    Tilda Swinton nel ruolo di Orlando, dal film “Orlando” del 1992 diretto da Sally Potter. La recensione al film è QUI.

Nonostante la stessa Woolf abbia definito Orlando un “libriccino”, è quindi chiaro che si tratta in realtà di un’opera complessa e matura, intrisa di sperimentalismo.
Tema fondamentale dell’opera è il rapporto tra i due sessi e la condizione della donna nel corso dei secoli. La Woolf femminista si rivela con decisione eppure con grazia. Per quanto indubbiamente la condizione dell’uomo sia più libera in tutte le epoche che Orlando attraversa, ella trova quasi sempre anche dei privilegi nell’essere donna, fuorché nell’epoca vittoriana, nella quale, influenzata (come pervasa dall’umidità, dice la Woolf) dalla mentalità del tempo, decide di sposarsi perché le è essenziale alla rispettabilità. Negativo è anche il giudizio sulla letteratura dell’epoca, anch’essa imbottita di questo senso di rispettabilità (Virginia in effetti non si pronuncia schiettamente, ma è proprio questo a renderci palese la sua opinione).
Ho ammirato questa donna nel momento in cui ha messo in evidenza come non è vero che i tempi peggiorino, ma che siano invece alcuni (deprecabili) individui a rimpiangere l’età precedente qualunque sia stata. Eppure, mi spiace ammetterlo, una velatura negativa sul Novecento in cui Virginia vive rispetto alle epoche precedenti c’è.
Orlando è una chiara dedica alla poetessa Vita Sackville-West, con cui pare Virginia abbia avuto una relazione e a cui sottopose il romanzo prima della pubblicazione. Come Orlando, Vita aveva l’abitudine di vestirsi alternativamente da uomo e da donna, mezzo che Orlando donna escogita per sfuggire alle pressioni del costume sulle donne.
Si tratta certamente di un ottimo romanzo. A lasciarmi appena interdetta è lo stile, che, pur essendo fiorito senza cadere nello stucchevole, è tuttavia tanto diverso da quello degli autori uomini (che la fanno da padroni nella mia libreria) da non lasciarmi capire se mi piace davvero o meno. Propendo per il sì, comunque. L’arguzia e l’ironia della Woolf sono sufficienti a demistificarne la preziosità.
Per finire, intendo tranquillizzarvi su un dettaglio: come del resto noterete dalla stringatezza di questa recensione (okay, vi avrò annoiati a sufficienza comunque), non vi ho anticipato praticamente niente. Per cui, il libro vi resterà perfettamente godibile.

Maria

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7 commenti su “Orlando, Virginia Woolf

  1. Ottima recensione.
    Sono contenta sia piaciuto anche a te.
    Io devo ancora vedere il film.

  2. […] di un libro. Il romanzo in questione è Orlando di Virginia Woolf, di cui vi ho già parlato qui e che mi è riuscito particolarmente gradito. Il film ne è stato tratto nel 1992 da Sally Potter. […]

  3. Concordo con te su quel che hai detto del dipinto di Rossetti (adoro i pre-raffaeliti) e sul fatto che non c’è nessuna introduzione ma non ti consiglierei mai Newton & Compton: se è un’edizione economica c’è un motivo-> ho fatto un paragone tra varie edizioni e ti assicuro che questa è la peggiore, ha una traduzione sgraziata e poco poetica (non saprei come spiegarmi) dell’edizione Mondadori del 1986 con traduzione di Grazia Scalero e introduzione di Grazia Livi (che poi ho comprato su ebay a 3 euro)..Poi cè la raccolta de “i Meridiani “I romanzi” curato da Nadia Fusini (una delle maggiori studiose di VW) che è praticamente la stessa di quella di Grazia Scalero (che ho trovato in biblioteca) ma ha varie note interessanti per ogni capitolo, oltre ad una soddisfacente introduzione della stessa Fusini…comunque in un altro momento leggerò tutta la tua recensione e ti risponderò anche…come puoi notare sono emozionata, ahaha non mi sembra vero di aver trovato uno spazio per condividere opinioni sull soggetto\oggetto della mia trepidante tesi!

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