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L’orso

L’orso è quel paesaggio che attraversi in bicicletta quando dal paese ti dirigi verso la città. 
E’ un’idea colorata e musicata da un collettivo in continuo divenire, guidato da Mattia Barro, di Ivrea, la Piccola Città delle macchine da scrivere e da Tommaso Spinelli, di Milano, la Grande Città delle periferie centrali.
L’orso non è una sola persona.
Probabilmente è già cambiato qualcosa.
Così si presenta L’orso nel sito http://lorso.bandcamp.com/ (presentazione che non ho potuto fare a meno di associare all’immagine di Alex di Jack Frusciante è uscito dal gruppo). Invano cerchereste qualche informazione in più su Wikipedia: è troppo giovane, ha rilasciato il suo primo EP, L’adolescente, appena l’anno scorso. E’ sotto contratto con GarrinchaDischi, l’etichetta più gettonata dalle band indie italiane (per quanto etichetta e indie siano effettivamente due termini contraddittori).

Come nel caso di Radical Face, non è corretto parlare di band: piuttosto, si tratta di un progetto in continua evoluzione, in cui un ruolo importante, oltre che da Mattia Barro (voce, chitarra, testi) e da Tommaso Spinelli (basso, voce), è giocato dall’illustratrice Federica Orlati, principale artefice delle copertine di dischi (acquistabili ai concerti) ed EP, su cui sono sempre presenti due mani, oltre che del video di (quando poi per tutto il) Weekend: senza i mondi che è in grado di spalancare dietro un’immagine di semplicità disarmante, L’orso non sarebbe L’orso. Importante significato iconografico ha anche il cappello a forma di orso di Mattia – come esemplifica anche caso dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ci troviamo sempre di più di fronte a musica non riducibile alla sola dimensione della musica stessa.
Cospicuo anche l’uso dell’ukulele, che dalle Hawaii è approdato nel mondo dell’indie per imporvisi con decisione.
Pop, orecchiabile, fondamentalmente (totalmente nei primi due EP, L’adolescente e La provincia) L’orso canta l’adolescenza, senza censurarne gli aspetti più banali – l’uso di gmail o di Skype, per esempio. Lo fa in maniera dimessa, da “provincia”, senza tentare di innalzarla a età intellettualmente privilegiata o caricarla di significati eroici. Quasi sempre il tema affrontato è quello di un amore non corrisposto o finito, rievocato con nostalgia da Mattia Barro classe ’88.
La modesta dimensione quotidiana è sfondo esclusivo delle canzoni de L’orso. I testi sanno farsi preziosi senza scendere in una snaturante retorica, similmente a quanto avveniva nel Crepuscolarismo (avete presente le “piccole cose di pessimo gusto” di Gozzano? Ecco). La gioventù è narrata con la maggiore schiettezza possibile, e proprio per questo una frase come “Vado giù a comprare le birre dai pakistani” riesce a farsi poetica.

Non per questo i brani difettano di un uso sapiente delle parole: “Le campagne militari della nostra adolescenza”, “Come quando pensavo fosse amore e invece era pura odontoiatria”, “I navigli esondano dai tuoi occhi sulle mie scarpe di tela” sono solo alcuni esempi di quanto L’orso sappia giocare di immagini – talvolta quelle musichette innocenti celano pugnalate più forti di quelle che forse lo stesso Orso sa di arrecare.
Il terzo EP, La domenica, rappresenta un punto di svolta rispetto al primi due: le tematiche si allargano e solo Con i chilometri contro è riducibile al solo topos dell’amore infelice. Anche se, a dire il vero, i primi due EP mi sono stati più graditi.
Particolarmente interessante in La domenica, però, è la traccia L’astronauta: guardando ai miti di Armstrong e Gagarin da una prospettiva inedita, L’orso li spoglia della loro aura epica e li riduce a personaggi perfettamente consapevoli di aver condotto una vita fallimentare e insensata come quella di tutti gli altri esseri umani, con il solo privilegio di poter mentire a chi sta loro intorno sull’effettiva portata delle loro missioni. Contenutisticamente è il lavoro più maturo de L’orso.

Tutti gli EP sono scaricabili gratuitamente sul sito di GarrinchaDischi.
(Ah: serve specificare che anche L’orso ha cominciato a piacermi dopo un periodo di puro odio?)

Maria

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Un commento su “L’orso

  1. […] vero, eh. L’officina della camomilla si definisce, come tipico dell’indie (ricordate L’orso?), un movimento, più che una band, e per la precisione un movimento artistico, culturale, […]

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