5 commenti

Antologia di Spoon River, Edgar Lee Masters

Innanzitutto, grazie a mio fratello che mi procura queste meraviglie che da sola forse non comprerei mai.
Antologia di Spoon River è un’opera su cui si è detto tanto, sin dagli anni in cui è nata. In America, gli abitanti dei paesi sul fiume Spoon hanno odiato Masters per decenni, poiché i suoi personaggi non sono frutto di fantasia, ma ritratti di personaggi esistiti e facilmente identificabili, descritti senza riserve in tutti i loro tratti vergognosi per loro o per la comunità che li ha ingiustamente emarginati.  Per quanto riguarda la sua storia italiana, quest’opera è stata amata da Cesare Pavese e dalla traduttrice Fernanda Pivano, i quali, per permetterne la pubblicazione sotto la censura fascista, la spacciarono per un’Antologia di S. River, che fu inteso come San River. Le due storie sono già un tentativo di esulare dalle costrizioni morali e storiche, un grido di libertà che sarebbe stato inno dei giovani per generazioni. Un successo senza precedenti per una raccolta di poesie.

E’ un libro interessante innanzitutto per la struttura: epitaffi pronunciati dai morti sepolti sulla collina di Spoon River, che racchiudono l’istante in cui la loro stessa vita si è rivelata loro – non necessariamente l’istante della loro morte. Poesie indipendenti eppure connesse tra loro, con rimandi l’una all’altra, in un corpo unico che racchiude la storia e il clima di un villaggio. Già questo sarebbe sufficiente.
Poi, c’è lo stile che le poesie assumono: prive di rime, brevi e dimesse, concrete, quasi per niente appesantite da figure retoriche, che presentano per lo più di anime che realizzano il fallimento della loro vita (salvo poche eccezioni, come il caso incantevole del suonatore Jones).
Considerandole singolarmente, infine, la gran massa delle poesie è caruccia, ironica, perfino toccante, ma niente di che. Poi però, di tanto in tanto, ci sono versi straordinari. Per esempio, Zenas Witt:
I WAS sixteen, and I had the most terrible dreams,
And specks before my eyes, and nervous weakness.
And I couldn’t remember the books I read,
Like Frank Drummer who memorized page after page.
And my back was weak, and I worried and worried,
And I was embarrassed and stammered my lessons,
And when I stood up to recite I’d forget
Everything that I had studied.
Well, I saw Dr. Weese’s advertisement,
And there I read everything in print,
Just as if he had known me;
And about the dreams which I couldn’t help.
So I knew I was marked for an early grave.
And I worried until I had a cough
And then the dreams stopped.
And then I slept the sleep without dreams
Here on the hill by the river.

Avevo sedici anni, e facevo sogni terribili,
mi vedevo macchie davanti agli occhi, e avevo i nervi stanchi.
E non riuscivo a ricordare i libri che leggevo,
come Frank Drummer che mandava a memoria pagine su
pagine.
La mia schiena era debole, e io mi tormentavo,
e non capivo e balbettavo le lezioni,
e se mi alzavo a recitarle avevo dimenticato
tutto ciò che avevo studiato.
Bene, vidi l’annuncio del dottor Weese,
e là lessi stampato ogni cosa,
proprio come se mi avesse conosciuto;
e anche i sogni cui non potevo sfuggire.
Così seppi che dovevo morir giovane,
e mi tormentai finché presi una tosse,
e allora i sogni cessarono.
Allora dormii un sonno senza sogni
qui sulla collina presso il fiume.

L’aspetto più atroce del libro è il sommario: una lista infinita di nomi. “Tutti, tutti, dormono, dormono, dormono sulla collina”.
Ovviamente, non ho potuto fare a meno di dedicare qualche ora al confronto Masters – De André, che da alcuni epitaffi di Masters trae le canzoni che componono l’album Non al denaro non all’amore nè al cielo. Stranamente, spesso De André ha ottenuto esiti profondamente diversi da quelli di Masters – talvolta, a mio parere, peggiori, come nel caso di Un malato di cuore, che sovraccarica inutilmente di pathos una poesia, Francis Turner, divina nella sua linearità. Il caso più palese è quello di Un chimico, in cui De André esplicita il senso dell’epitaffio del farmacista Trainor rendendolo molto più incisivo (ritengo che in questo caso De André abbia superato Masters). Interessante anche l’inedita potenza che De André riesce ad attribuire a La collina.
Invece di ricopiare queste poesie una ad una e rendere interminabile questo post, però, preferisco indirizzarvi a questo simpatico sito: http://iperspoonriver.altervista.org/iptxt.html#

Maria

Annunci

5 commenti su “Antologia di Spoon River, Edgar Lee Masters

  1. Sognavo di leggere questa antologia da tantissimo e quest’anno ce l’ho fatta.
    Che poesia, che emozioni mi ha trasmesso.
    Sublime!

  2. Questo è uno dei libri più belli che abbia mia letto … Veramente un capolavoro!!

  3. Un’opera veramente suggestiva.
    Durante la lettura di questo libro immaginavo di percorrere i sentieri erbosi della Collina. Ad ogni pagina era come se mi soffermassi su una lapide aspettando che la flebile immagine di ciascun proprietario apparisse dal nulla per raccontare la sua storia e poi svanisse, a confessione fatta, come in un soffio di vento …

    Adoro gli epitaffi di Sarah Brown, Mary McNeele, George Gray, Minerva Jones, Serepta Mason … Ho sottolineato versi, aggiunto note a margine e appioppato graffette colorate alle pagine più belle. E’ uno dei miei libri preferiti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: