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Il tempo di Blanca, Marcela Serrano

“Le donne come me, Gringo, non si sporcano le mani. 
Tra noi ci fiutiamo, consapevole di essere fatte della stessa pasta. E’ sufficiente una parola, il codice è universale e ci aiuta a identificarci. Le donne della mia specie, Gringo, hanno sempre paura. Il confine intorno a noi è confuso ma hanno fatto di tutto per trasformarlo in un perimetro netto. Per poterci circoscrivere, per scongiurare la paura che ci restino libere le mani. Siamo disposte a dare la vita solo per cose concrete, per un corpo che perpetui la nostra esistenza, quello di un uomo, di un bambino, o per la terra, basta che se ne possano toccare le particelle. Buona parte della fortuna delle donne della mia specie è che ci ritengono più stupide di quello che siamo. La nostra forza è un segreto gelosamente custodito. Diventiamo delle belve quando si tratta di difendere qualcosa di nostro. E nostri possono essere degli occhi amati o il legno invecchiato del portone di casa, purchè siano inequivocabilmente legati a noi. Le donne della mia specie non fanno castelli in aria. Conosciamo esattamente i confini tracciati intorno a noi. Niente storie di sesso e poche fantasticherie romantiche. Sappiamo perfettamente qual è la linea da seguire. E se qualcuna esce dal seminato è solo un momento, poi torna nei ranghi con assoluta discrezione. Non ti illudere, Gringo, difficilmente perdiamo la testa. La perde una su mille, e allora perde tutto, che forse è anche un segno di grandezza. La storia è stata scritta senza di noi, ma noi l’abbiamo plasmata da dietro le quinte. La nostra inviasibilità è il nostro capitale. Invisibili, agiamo a nostro piacimento e tutto continua ad andare come vogliamo noi da secoli. Alle donne della mia specie piace che siano altre ad alzare la voce. Noi non ci esponiamo mai, non ci piace strillare. Guardiamo le altre con tacita ammirazione, ma anche con la saggezza che ci è stata tramandata, quella che insegna che non votarsi all’eroismo paga di più. Dimentichiamo presto quelle donne, ci sembrano patetiche, pur riconoscendo che dobbiamo loro molto. Le vere padrone della storia e del paese sono state le donne della mia specie, non quelle come Victoria, che accumulano proteste destinate a essere zittite non appena gira il vento. Nè quelle come Sofia, alle quali è rimasta solo la durezza a causa del loro radicalismo. Le donne della mia specie, Gringo, non issano bandiere. Sono prudenti e sanno che, presto o tardi, tutte le aste cominciano a vacillare e che nessuna stoffa resiste a lungo al rigore dei venti. Le donne della mia specie sanno abbassare gli occhi e hanno conservato l’abitudine atavica di guardarsi alle spalle. E’ come se fosse stata infusa nei loro occchi una strana e contraddittoria sicurezza, che serve a rendere tollerabile l’insicurezza cosmica della vita. Queste donne possiedono più sarcasmo di quanto non immaginino i loro uomini e sono più dure di quanto non credano i loro figli. La nostra scontata sottomisssione e l’ apparente viltà sono solo le carte scoperte; ne teniamo altre nascoste. Le donne della mia specie non giocano d’azzardo. Nelle donne come me, Gringo, l’anima è meno labile. Ci barrichiamo dietro le nostre convinzioni e queste ci proteggono, e la fede è il nostro più solido scudo e alleato. Le donne della mia specie invocano il nome di Dio. E non lo fanno invano.”

La maggior parte dei commenti e pareri negativi che ho letto a proposito de Il tempo di Blanca parlano della delusione derivante dal fatto che Blanca non è come le altre donne della Serrano, non è forte, probabilmente non ti fa desiderare di poter vedere un esempio in lei. 
Io mi chiedo perché si debba raccontare solo di eroi. E di fatto la narrativa da ampio spazio anche ai meschini, agli sconfitti in partenza, ai limitati. Perché allora Il tempo di Blanca non potrebbe celare una protagonista così: una protagonista che non fa propriamente onore al proprio sesso, una protagonista che è tutto tranne che combattiva, una protagonista che non divorzia dal proprio marito per principio, una protagonista che sta al suo posto anche se non vorrebbe. Io mi chiedo quante donne del genere ai tempi di Blanca e ancora adesso ci siano al mondo, e di conseguenza perché un libro dedicato a loro non possa essere valido quanto un altro, magari dedicato a Wonder Woman in lotta per se stessa. 
Penso che il passo riportato esprimi al meglio l’essenza di Blanca come persona, o almeno, come tipo. Ora, questo libro sembra voler perseguire la solita storyline dell’individua sottomessa e docile che scopre che esiste qualcosa chiamata vita, indipendenza e libertà di scelta, facile immaginare che questa donna diventerà una piccola vincitrice nello scompartimento della propria realtà personale, che si libererà di ciò che ha imparato a disprezzare (come, ecco, un marito che ti incontra dopo un fracco di tempo e neanche ti bacia, neanche ti nota), che dedicherà la sua esistenza a scelte e stili di vita di qualità maggiore, e il lettore alla fine che sente in sé il trionfo di una specie di giustizia personale. 
Ora però.. siamo pragmatici: non sempre va a finire così. 
E la Serrano forse monta un teatrino molto..drammatico al riguardo, però per me colpisce, colpisce in un modo diverso dal solito: ho letto fra le varie opinioni personali che la Serrano non colpisce al cuore, ma alla mente. Quando ho letto questa opinione ho ritrovato perfettamente ciò che mi aveva lasciata perplessa nonostante il mio sentito apprezzamento. Partecipi alla storia di Blanca e la contempli, personalmente proprio perché poco ammirevole però terribilmente reale, e ti senti, come dire, invaghita dal punto di vista mentale, contempli catturata la costruzione progressiva di un personaggio con diverse sfumature, ma è come fare uno studio anatomico alla Zola: tecnico, razionale, ecco. Poi dopo qualche ora dalla lettura ho contemplato nuovamente il libro, il titolo e tutto ciò che contiene una volta che sai, e mi sono accorta che per me significava qualcosa, non ero indifferente, non solo a livello concettuale, ma sorpresa sorpresa, pure a livello di suggestioni de panza. E allora ha lasciato il segno, mi son detta. E così di nuovo sono d’accordo con chi ha detto che Il tempo di Blanca, valà, necessità del proprio tempo. Per me acquista sempre di più una realtà solida su tutti i fronti: allora incoraggio questo processo.

Esistono donne che preferiscono la rinuncia, esistono donne che dopo la mutilazione più grande della loro esistenza da parte..di cosa? della sorte? degli eventi? semplicemente..sì, rinunciano, non si rialzano più. 
Esistono in generale persone che smettono di combattere, vivere e questo in giustificazione del loro dolore incommensurabile, anche se in cuor loro sanno che risorgere dalle proprie ceneri è sempre possibile. 
Non sempre queste persone si smentiscono, cambiano, crescono, si evolvono, smettono di essere a loro modo “vili”. 
Fa parte della realtà, del genere umano. 
Penso che questo libro prenda a cuore proprio una fra le tante donne, persone del genere e le faccia indossare un vestito perfettamente su misura nel colore, nella taglia (aderente, aderentissimo) e nella fattura.

Anastasia

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2 commenti su “Il tempo di Blanca, Marcela Serrano

  1. Sognavo di leggere questa antologia da tantissimo e quest’anno ce l’ho fatta.
    Che poesia, che emozioni mi ha trasmesso.
    Sublime!

  2. Scusa. Ho sbagliato.
    Intendevo l’antologia.
    Ottima recensione!

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