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Mr. Gwyn – Tre volte all’alba, Alessandro Baricco

Premessa: a me Baricco piace, davvero. È un autore leggero, certo, ma amo quei suoi libri fondati su un concetto portante (la laurea in Filosofia di questo nostro autore sa farsi strada nei suoi strambi romanzi) che poi viene romanzato sotto aspetti originali e opposti: il mare per Oceano mare, caos-kosmos per Questa storia, la musica in Castelli di rabbia. Non posso non affezionarmi ai suoi personaggi bizzarri e indimenticabili che fanno cose altrettanto bizzarre e indimenticabili, né mi dispiacciono affatto lo stile curatissimo (barocco) e la magistrale abilità di stillare emozioni inconsuete dalla penna (senza ricorrere al trito e ritrito amore). Né le accuse mosse all’autore mi hanno mai smontata (è egocentrico, va bene, anche D’Annunzio lo era, e allora?; i suoi personaggi sono tante copie dell’autore, specialmente nel modo di parlare, ma non è stupido muovere un’accusa del genere a romanzi che sovvertono le ordinarie regole della prosa e in cui l’interesse per lo scavo psicologico è nullo?). Seta era già stato una mezza delusione, ma niente di traumatico.
Poi venne Mr. Gwyn, storia di uno scrittore (e della sua assistente Rebecca che si innamora di lui, nonché di un suo amico e di altri comprimari). Non voglio anticiparvi la trama, anche se il libro non mi è piaciuto, perché ammetto che è un aspetto gradevole e vi lascio il piacere di scoprirlo. Ad ogni modo. Sembrava destinato a essere una storia normale (e, dirò la verità, anche una storia mediocre, non troppo al di sopra di tante fanfiction di EFP), perciò ho storto il naso alle sue prime assurdità. I personaggi, mr. Gwyn e Rebecca su tutti, erano troppo umani, concreti e geograficamente determinati e Baricco, mi spiace dirlo, di personaggi normali non sa trattare. Poi però la parte centrale, il fulcro del racconto, mi ha presa. Non sto a spoilerarlo, appunto, e ammetto che il modo di raccontare era impareggiabile – fuoco fatuo, purtroppo. La recensione che avete davanti sarebbe stata tutto sommato positiva se il romanzo  avesse avuto un finale all’altezza della parte centrale. Invece è tornata la mediocre Rebecca, e con lei il topos idiota della ricerca quando ormai è troppo tardi che neanche i peggiori film romantici fanno più. (So di aver fornito uno spoiler, ma tanto quel pezzo è stupido.) Quanto ho detto non vuol dire che il libro segua lo schema partenza pacata – climax – discesa di Castelli di rabbia. E’ solo molto meno di quel che Baricco è in grado di fare.
Mi resta da capire perché mai Baricco abbia scritto questo libro. E’ un prodotto commerciale, scritto in troppo poco tempo. Che si stia (ancora di più) montando la testa e creda che qualsiasi cosa esca dalla sua penna sia impeccabile?

Non pago – mi sa che ha bisogno di soldi – poco tempo dopo ha pubblicato Tre volte all’alba, “libro nel libro”, ovvero libro inesistente che in Mr. Gwyn Baricco attribuisce al suo protagonista e che poi ha deciso di scrivere davvero.
L’idea di base è bella: due persone si incontrano in tre momenti diversi, come in tre universi paralleli (una volta uno è più vecchio dell’altra e un’altra volta viceversa, per capirci, e quindi anche i ruoli sono diversi, ma le loro storie personali restano più o meno le stesse. E’ una cosa veramente bella). Anche il personaggio che costruisce bilance è un’idea più che carina.  Però sensazioni durante la lettura zero. Bellezza strutturale zero. Spiegazioni del senso della vita zero (la parte più profonda era un accenno al fatto che le donne sono più eleganti sui tacchi se tengono le scarpe attaccate, che in un contesto più tipicamente baricchesco, per esempio in Emmaus, sarebbe stata più azzeccata). Baricco ha buttato una bella idea in un’esecuzione penosa. Frettolosa, ecco. Credo che quest’uomo sia stanco di scrivere seriamente.

Maria
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4 commenti su “Mr. Gwyn – Tre volte all’alba, Alessandro Baricco

  1. condivido il tuo commento, Baricco ha avuto un suo momento d’oro e poi per il resto ha campato di rendita. Ci sono però dei brani meravigliosi nei suoi libri, interi capitoli da estrapolare e renderli piccoli capolavori. In MrGwinn credo ce ne siano tanti, incluse le due tre “Invenzioni” lavorative del protagonista e delle modalità con cui le mette in opera. Però dopo Oceano Mare, MrGwinn lo consiglio, ne vale la pena e per approfondire poi… non mancherei di invitare a leggere anche i “nuovi barbari”. Una raccolta di appunti e pensieri sulle vicissitudini ed i pensieri del mondo!

    • Sono d’accordo sul modo in cui concepisci la prosa di Baricco.
      Ho letto “I barbari”. Non sono d’accordo su tutto ciò che dice, ma gli schemi che delinea sono rintracciabili ovunque. Ha buone idee, quest’uomo, e scrive divinamente, quando gli va.
      Ti consiglio City: è il suo romanzo più complesso e filosofeggiante. Inoltre, parla delle ninfee di Monet in maniera talmente affascinante che, se Monet non dovesse piacerti, ti piacerà 😀
      (M.)

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