Lascia un commento

La confraternita dell’uva, John Fante

Imputata: Anastasia. 
Colpa: John Fante.
Precedenti penali: …5 (Chiedi alla polvere, A ovest di Roma, Full of life, 1933, Rapimento in famiglia e altri racconti).

IL FATTO. 

Primo tempo: ovvero, come si svolse la sesta colpa.

(Ciak.
Si gira.)

1 – CUCINA-SALOTTO DELLA MIA CUBICA CASA – MATTINA.

Primo piano sul posto centrale del divanetto, arrivo io di lato in tutta la mia bellezza immane, ..mi siedo (cosa volete che faccia su un divano? che mi metta a ballare la macarena?). Luce puntata sull’oggetto incriminante che tengo in mano: libro dalla copertina verde della Marcos y Marcos, A CARATTERI CHIARI JOHN FANTE – musichetta di Psyco, please -. Sorriso alla “dove c’è Barilla c’è casa”, apro il libro ormai esperta dei sentori di una lettura fantesca. Mi gingillo, dimostrazione: sorrisetto misurato (sono una tipa da riserbo emotivo), calore negli occhi e leggero luccichio consapevole. Giro pagina, giro ancora pagina e ancora pagina: crescente sorpresa nell’arcuazione delle labbra e nel lieve sgranamento di occhi – sempre loro, sì. Passa la mamma dietro il divano, si vede solo il busto e non il viso, sapientemente tagliato. 

ANASTASIA

Ma’, io non me lo ricordavo così bello Fante..!

MAMMA

(sorride, se ne va)

Leggero zoom all’indietro: orologio nel muro di lato indica i minuti che passano, sguardo ingordamente soddisfatto di Anastasia si fa sempre più marcato. 
Dissolvenza nera.

2 – CUCINA SALOTTO DELLA MIA CUBICA CASA – POMERIGGIO DEL GIORNO DOPO.

Torno io di nuovo di lato in un provocante ..maglione nero (che vi devo dire, è vero, siamo a fine Agosto, ma qua è sceso un freddo..) e pantaloni di tuta fucsia. Mi siedo con eleganza e grazia, tradotto: mi accascio al divano con tanto di rimbalzo. Ronzio del frigorifero, tagliato dall’inquadratura (ma sta poco lontano, io e lui dobbiamo stare vicini vicini). Oggetto incriminante sempre in mano, questa volta senza intonazioni a sfondo horror: semplicemente lo apro togliendo il segnalibro. Sguardo più piatto, da motore che deve ancora ripartire dopo la sgommata del giorno prima. Aria concentrata, silenzio scorre. Gira pagina, gira ancora pagina: occhi scorrono le righe muovendosi a destra e sinistra, improvviso sorriso con tanto di sbuffetto che dovrebbe significare una soffocata risata..!, rimane scia sugli occhi sorridenti, aria da “quel vecchio bastardo, m’era proprio mancato” che si traduce in una sfumatura delle mie due iridi verdi..affettuosa, consapevole, forse un po’ aspra perché io di emozioni pure non ne ho più; prova schiacciante: palpebre leggermente socchiuse.
Gira pagina e gira pagina e gira pagina ( l’orologio è sempre di lato a testimoniare l’eventuale acceleramento del tempo). Guizzo improvviso si ripete, per lasciarsi sostituire progressivamente da un’espressione più seria, sorriso va via fino a lasciare l’ultima goffa impronta di sé in una smorfia poco convincente, e basta allora: il viso torna pulito da eventuali ironie, umorismi e compagnia bella – ciao, Holden -, e lo sguardo si fa più appesantito, quasi riluttante a ricevere la..MAZZATA!, eh, la mazzata ed ecco che il mio tenero volto si incrina in un coglibile dolore – forse, so essere criptica- ; distolgo lo sguardo dalle pagine, guardo in basso a destra verso il pavimento con aria melanconicamente meditabonda. Silenzio scorre, ronzio del frigorifero prevale sulla scena. Distolgo ancora lo sguardo dal pavimento, lo poso in un punto indefinito del vuoto: lo sguardo nella sua riflessiva malinconia si ravviva di che? il soggetto aggrotta le sopracciglia e assume uno sguardo duro (ma non mi starò mica auto-mitizzando? ‘ste celebrazioni implicite). 
Ripresa brusca, viso forzatamente portato alla ripresa della concentrazione: leggero sollevamento del libro incriminante, gira pagina e gira pagina e gira pagina: stesso sorriso che sussiteva prima della mazzata torna incredulo, ma persino più vigoroso: passa per le strade un’ombra di stabile affetto, che poi sfuma nella persistente concentrazione. Ronzio del frigorifero. Silenzio scorre.

Secondo tempo: la pena che le fu assegnata, ovvero gli effetti collaterali post-lettura.

3 – CUBICA CAMERETTA DI ANASTASIA – NOTTE DELLO STESSO GIORNO.

Luce della lampina diffusa sul letto accanto, dove giace Anastasia in procinto di chiudere dopo la parola FINE e di accucciarsi per bene. Incredibilmente stonante immaginetta di Groucho Marx con faccia ebete sopra la testa (ma tu guarda se mi devi rovinare la scena drammatica), muro ripreso tappezzato comunque di tante altre foto e poster perlopiù cinematografici che possono fare da tappabuchi all’irrispettoso Groucho. Si acchiappa giusto in tempo l’ultima comparsa dell’oggetto incriminante, La confraternita dell’uva viene ufficialmente riposto sul comodino. Anastasia emette un lamento da vecchiaccia con i reumatismi nel cercare di tendersi verso il pulsantino della propria lampada, tanto tanto lontana in quel momento. Buio cala, rimane comunque il chiarore dalla finestra opposta. Silenzio scorre, si intravede la camera dei genitori fuori dalla porta. A quanto pare Anastasia non dorme di già, anzi, guarda fisso l’armadio di fronte a lei con la manina sopra la coperta, tirata fino all’orlo. Sguardo più accorto di prima, turbato, gli occhi ballano da un centimetro di vuoto all’altro (vena poetica post-moderna attivata, evviva), compaiono sottotitoli per i non udenti: riflessioni sulla propria vita in corso, accesso solo a chi ne fa le veci. Finalmente, evento straordinario proprio per la sua rarità, mentre Anastasia si sposta a pancia in sù gli occhi le si offuscano per le nascenti lacrime (paiono cascate ad essere denominate così). Luce esterna abilmente posta sul suo viso: da notare che queste non scendono, anzi, gli occhi tornano ad essere asciutti come prima nel giro di un minuto. Sottitoli per non udenti: questo ve lo possiamo dire, Anastasia ha la sventura di non avere la lacrima facile, e anche se in questo momento vorrebbe piangere,.. non le viene, cazzarola. Si gira di nuovo di lato, questa volta verso il comodino, quindi a sinistra. Solleva lo sguardo verso l’altra camera da letto, capta con il suo super-udito (ma quando mai, io so’ sorda pure) i respiri regolari dei familiari.
Sottotitoli per non udenti: con chi altro si dovrebbero sfogare i risentimenti verso il proprio nucleo familiare? con i diretti interessati, ma loro dormono ed è meglio..eh, è meglio fare così. Anastasia si gira verso l’altro lato con una rumorosa orsaggine, prende i bordi della propria coperta e se li tira su fino all’orlo dei capelli, dai movimenti si capisce che si sta finalmente accucciando. Che fa? Dorme? piange? si scervella alimentando i propri complessi esistenziali?
Sottititoli per non udenti: fin qui ci è concesso arrivare, o’ miei prodi spettatori, perché una coperta tirata su è una coperta tirata su. 

Anastasia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: