1 Commento

Cerva nel giardino di un monastero, Franz Marc

Okay, mi avventuro nel territorio della pittura. Lo faccio scusandomi e senza pretendere di essere esauriente, anzi – sarà già tanto se riuscirò a non affermare il contrario di ciò che è. Per me l’arte è semplicemente bellezza in grado di restarmi dentro; non so altro.
Venendo a noi.
Franz Marc è, insieme a Vasilij Kandinskij, uno dei più importanti esponenti della formazione Der blaue reiter, “Il cavaliere azzurro”, nata nel 1911 da una scissione degli artisti espressionisti attivi a Monaco di Baviera. (Già la storia del nome ha il suo fascino: nasce dal fatto che sia a Kandinskij che a Marc piacevano il blu, i cavalli e i cavalieri). Il movimento, pur derivando direttamente dall’Espressionismo, ne rifiuta la tendenza alla contorsione delle immagini e alla violenza espressiva e preferisce una maggiore dolcezza compositiva e coloristica, acquisendo perciò la definizione di “Espressionismo lirico”.
Cerva nel giardino di un monastero è uno di quei pochi quadri che sono stati in grado di folgorare la mia scarsa sensibilità artistica.
Reperire informazioni su questo quadro è stato impossibile. Sullo stesso Marc la rete dice poco: Wikipedia tedesca e Google translater sono stati i miei unici alleati.
Che si tratti di una cerva (e non di un cervo, come taluni indicano) ci è suggerito dal colore dell’animale: Marc attribuisce il giallo al principio femminile.  Blu è il principio maschile e spirituale. Il rosso è il colore della violenza.
L’artista cerca di entrare in sintonia con la natura, in particolare attraverso gli animali, in cui egli scorge la purezza. Di conseguenza, egli cerca di proporci il mondo come visto dagli animali. Nella fattispecie, quindi: eccoci il giardino del monastero, composto da forme aguzze (derivanti dal Futurismo italiano più che dall’Espressionismo tedesco). Un luogo che incute disagio, dunque,  accentuato dalla scelta del verde, che completa il rosso-violenza e quindi lo mette in rilievo, come colore dominante.
Le uniche, dolci curve sono quelle dell’animale e della luna. La cerva si rivolge alla luna ed in essa, elemento del suo ambiente naturale, trova pace. Non a caso, l’unica area segnata da una velatura di blu è proprio la luna. D’altra parte, essendo il blu il colore maschile, l’opera può essere anche letta come l’immagine di una donna che trova conforto e sicurezza nell’uomo – non parliamo troppo facilmente di maschilismo, però. Trovo che sia un’immagine molto delicata. Guardare alla luna come a un amante.
Al di là di tutto, è sufficiente gettare uno sguardo al musetto di quella cerva. Come si può non innamorarsene? Quest’opera  contemporaneamente racchiude panismo, passione, quiete, lirismo. Appaga l’anima.

Maria

Annunci

Un commento su “Cerva nel giardino di un monastero, Franz Marc

  1. […] insensatezza. Vi riporto un brano sulla follia umana, pronunciato dal professor Kushami. Franz Marc, Gatto su cuscino […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: