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Arancia meccanica, Stanley Kubrick

Considerazioni riguardo al parlare così liberamente di un film atteggiandosi a recensore. 

Io ho un problemino con quelle che potremmo chiamare “recensioni cinematografiche”: mi viene l’ansia da prestazione, al contrario dei libri. Perché diventa tutto molto più tecnico, perché ci sono le performances da saper valutare (facile dire bravo bravo, e perché? e chi ti dice che tu sia capace veramente di saper valutare con i giusti criteri un’interpretazione?), la regia che non è uno scherzo, bisogna stare attenti, e ancora la fotografia e le ambientazioni e le musiche etc. Un film è un pacco gigante di piccole cose, tutte differenti da loro ma che devono per forza mettersi  d’accordo per forgiare qualcosa di meritevole. Rispettando enormemente il cinema, finisco per stare zitta e dare di solito un complessivo voto. Però insomma, se voglio davvero fare qualcosa di serio al riguardo, dovrò pur superare il groppo in gola e parlare finalmente.
Ho pensato ad una cosa: ma in fondo parlo liberamente di un libro proprio seguendo la premessa di non prenderla tanto seriamente con tanto di cravatta e credenziali affidabili, io dico la mia. Va bene, io dico la mia anche in questo caso, allora. Questa non è una critica ma un libero commento a, perché non mi permetterei mai di pensare anche solo di poter avere una valida competenza con l’esperienza e l’età che ho.

Ecco, tipo  dimostrare la massima spudoratezza buttandosi sulla prima vittima così,  senza scrupoli: Arancia  Meccanica.


La cosa più rilevante a fine visione per la sottoscritta: quel grandissimo figo geniale che è Malcolm McDowell.  Ora, questo non vuol dire che la regia sia ‘na merda (se, sarebbe come dire a Dostoevskij “ma chi cazzo sei”, voglio dire, ma che ti fumi? cannabis?), ci mancherebbe, ma ciò che io vedo per prima, e direi letteralmente viste le prime inquadrature, è proprio Alex DeLarge in tutta la sua strabordante personalità, e quindi l’interpretazione di Malcolm McDowell che è qualcosa di non esprimibile a parole intellegibili per il linguaggio umano.  Oddio, detto così sembra la lode di una gatta in calore invasata, ma io sto parlando sul serio, eh: alla faccia di tutti i Robert Pattinson e Kirsten  Stewart, paghereste oro per poter avere l’espressività che ha lui. Voglio dire, okay, è evidente che per interpretare così un personaggio devi per forza ritrovare qualcosa in te che lo esprima e questo potrebbe essere seriamente inquietante, ma..chapeau.
Forse è proprio per questo che la mia ammirazione per quest’uomo si ferma solamente a un livello intellettuale, mi sentirei seriamente inquietata alla possibilità di avere degli approci più intimi con lui, finirei per pensare all’eventualità di venir presa a botte da un pene gigante scolpito. Al di là di queste considerazioni futili e fuori luogo (vi prego, siate un po’ come Mark Darcy ne Il diario di Briget Jones: accettatemi così come sono), non si tratta solo di fare facce da bimbo satanico pronto a dire “io la trovo un’estasi” (chi ha colto la citazione è un figo), ma si tratta anche del disgusto, sofferenza e dolore. McDowell ha fatto di Alex DeLarge un personaggio proverbiale, indimenticabile: questo con il suo sorrisetto da delinquente con la coscienza a posto,  con gli occhi sgranati e disperati e il nervosismo  nelle torture inumane che ha subito, e non c’è bisogno in fondo che vi faccia esempi delle sue qualità di attore. Non posso pensare alla triste realtà in cui viviamo, dove l’unico Oscar che Kubrick abbia mai ricevuto è quello per gli effetti speciali in 2001: Odissea nello spazio, dove Malcom McDowell manco fu nominato per questa sua interpretazione. Ma che volete, probabilmente i film di Kubrick sono troppo amorali per l’Accademia. Hanno i loro criteri fissi da americani perbene, un tempo forse non così marcatamente, ma ora più che mai.

Poi vabbè, mica si può continuare a mettere in secondo piano il Genio: il vecchio Stanley. Curioso il fatto che per qualsiasi film che ha fatto si è finito per valutare migliore la sua trasposizione cinematografica rispetto alle fonti. C’è bisogno che arrivi io all’alba del 9 Settembre 2012 a dirvi che quest’uomo ha un talento per nulla trascurabile? Io, così, di pancia dico che quello che ho visto in Shining, Il dottor Stranamore e Arancia Meccanica è una simpatica ossessione per la perfezione, per l’estetismo assolutamente non fine a se stesso , anzi, incredibilmente studiato per ricoprire senza una singola sbavatura l’essenza della pellicola in questione. E vabbè, visto che le sceneggiature generalmente sono sue, non si può dire che le battute non abbiano una loro verve ( Non è giusto! Non è giusto che mi venga nausea quando sento il dolce dolce Ludovico Vaaaaaan!”) e parlando di questo film in particolare: purtroppo non ho mai avuto l’occasione di leggere il libro, ma qui noto una brillante e comunque profonda ironia, direi satira, per tutto il film, nonostante esponga verità durissime e graffianti. La colonna sonora che accompagna con accento quasi derisorio scene che qualunque persona con un criterio comune riguardo al bene e al male non penserebbe mai di associare. Al di là dell’amabile forward con tanto di musichetta bighellonante nel momento in cui Alex si porta a casa non una, ma ben due gnocche da usa-e-getta, si tratta anche dell’uso di Beethoven, ancora una volta capace di calzare alla perfezione la personalità di Alex (vorrei ben vedere, volete mettere il dolce Ludovico Van?), ma le inquadrature iniziali sono qualcosa di indimenticabile, esattamente come l’ultima scena. Io ogni volta che finisco di vedere un suo film penso a quel senso di irraggiungibilità, quel vedere la propria montagnetta e poi un immenso Everest accanto, senza poter far nient’altro che ammirare la sua altezza. Stessa sensazione che si potrebbe provare davanti agli autori con la A maiuscola: venderei un rene per poter avere anche solo metà del talento di questo barbuto geniaccio.

Non c’è bisogno che vi parli di tutte le implicazioni legate unicamente alla disarmante profondità e critica sociale di questo film, l’hanno fatto un sacco di altri critici invidiabilmente, lo riportano milioni di dizionari: e voi in fondo lo sapete senza che io ve lo ripeta. Voglio solo dire che questo è uno dei film più cazzuti che io abbia mai visto non solo a livello puramente tecnico, riprendendo le interpretazioni e la regia, ma anche a livello di contenuti. Forse in questo caso dobbiamo dare i giusti credit ad Anthony Burgess, e infatti: grazie. Grazie per aver avuto il coraggio e soprattutto l’acutezza di osservare e riportare anche a noi ciò che molti purtroppo non vedono: non spetta all’altro sindacare su ciò che sia bene o male per l’individuo, ma in fondo lo dice anche lo stesso cappellano della prigione dove DeLarge albergò per due anni: non è così che va, non lo state migliorando, gli state togliendo la possibilità di scegliere e insieme a questa, quello che dovrebbe essere un diritto naturale: essere un uomo. E tutto il sistema inumano che si mette in moto con il film è proprio un’arancia meccanica, un’arancia ad orologeria: apparentemente gustosa, buona, tanto buona, ma in realtà è una forma di violenza persino maggiore se paragonata ai pesanti divertimenti del nostro Alex.

PS: ah, io continuo a pensare che il miglior travestimento carnevalesco che possa essere mai attuato è quello da Drugo. Se siete maschi ancora meglio: volete mettere quella deliziosa “copertura” ai gingilli?

La vostra affezionatissima Anastasia

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